Dhaka (AsiaNews) – L’attentato all’Holey Artisan Bakery “rappresenta una barbarie senza giustificazioni. Il nome di Dio non può e non deve essere tirato in mezzo a simili atti. Ora tocca ai fedeli islamici intervenire, alzarsi in piedi per salvare la faccia della loro religione”. Lo dice ad AsiaNews mons. Gervas Rozario, vescovo di Rajshahi e presidente della Commissione episcopale Giustizia e pace, commentando la strage del primo luglio scorso.
Nell’attentato compiuto nel cuore della capitale, in un locale frequentato da stranieri, sono morti 20 ostaggi: si tratta di nove italiani, sette giapponesi, una ragazza indiana e tre bangladeshi. Inoltre sono deceduti sei dei sette (presunti) assalitori e due poliziotti. Il commando è entrato nel bar l’ultimo venerdì di Ramadan, urlando “Allah è grande” e aprendo il fuoco. La premier Sheikh Hasina ha definito gli assalitori “giovani sbandati” che “non rispondono ai valori dell’islam”.
Secondo mons. Rozario, la condanna deve essere unanime: “Nessuno, di alcuna religione, può giustificare un’uccisione. Ma è triste constatare che gli ostaggi sono morti in questo modo: Dio non tollererà questo massacro. Ora tocca agli islamici del Paese: si devono alzare in piedi per salvare l’immagine e la faccia della propria religione. La pace deve prevalere su tutti noi”.
La Chiesa bangladeshi, conclude il presule, “prega per queste vittime del terrorismo islamico. Possa Dio garantire la pace eterna a queste anime defunte. I martiri cristiani della strage saranno ricordati in maniera molto speciale”.
Con un messaggio a firma del Segretario di Stato, card. Parolin, papa Francesco ha espresso ieri il suo dolore per l'accaduto: "Profondamente rattristato dalla violenza insensata perpetrata contro vittime innocenti a Dacca, papa Francesco esprime di cuore le proprie condoglianze e condanna questi atti barbari come offese contro Dio e contro l'umanità". Il pontefice, conclude il testo, "affida i morti alla misericordia di Dio e assicura le proprie preghiere alle famiglie in lutto e ai feriti".










