Al via il censimento delle caste, una speranza per i dalit cristiani

La Chiesa e le organizzazioni per i diritti umani appoggiano l’enorme lavoro di raccolta dati che sta iniziando nel Paese. Il governo “sarà costretto ad aprire gli occhi sulla realtà della discriminazione delle caste, e fare qualcosa per risolvere la situazione”.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – Il censimento basato anche sulle caste “è una buona idea. L’ultimo lo abbiamo fatto nel 1931, ed è importante che il governo conosca le condizioni in cui vive ogni casta. È molto utile inoltre che venga sottolineato una volta per tutte che cambiare religione non cambia in alcun modo lo status socio-economico di una persona”. Lo dice ad AsiaNews p. Cosmon Arokiaraj, segretario della Commissione episcopale per le caste: un settore fondamentale per la Chiesa indiana, che conta il 70% dei propri fedeli nella sezione dei “dalit”, gli “intoccabili” del sistema sociale indiano, per un totale di 16 milioni di persone.

 

Quello che sta per iniziare è il quindicesimo censimento nella storia dell’India: entro il prossimo anno, circa 2 milioni e mezzo di funzionari pubblici visiteranno le circa 7mila città e gli oltre 600mila villaggi del Paese per chiedere dati su quindici parametri fondamentali. Fra questi età, sesso, casta, alfabetizzazione, religione e situazione economica. Il tutto verrà collezionato e presentato entro la fine del 2011.

 

Secondo il dott. Lenin Raghuvanshi, attivista per i diritti umani e vincitore del prestigioso Premio Gwanju, l’operazione “costringerà il governo ad aprire gli occhi sulla situazione degli intoccabili e quindi mettere in pratica le raccomandazioni presentate dalla Commissione per le minoranze. Avremo una fotografia di come vivono i cristiani e i musulmani delle classi più basse: il governo, basandosi sui dati del 1931, fa finta di ignorare queste persone, che sono tante e vivono senza alcun diritto”.

 

Fino ad oggi, prosegue l’attivista, “di queste persone si sono occupate soltanto le Organizzazioni non governative, i gruppi cristiani e quelli per le minoranze. Ora l’esecutivo dovrà fare qualcosa: la discriminazione sociale basata sulle caste è una realtà nel Paese, che non si potrà più ignorare. Avremo finalmente i posti riservati per le caste minori, e un maggior stanziamento di denaro per portare avanti dei piani di sviluppo”.

 

Tuttavia, avverte Raghuvanshi, “c’è sempre il grande rischio della corruzione: un censimento come questo potrebbe preparare l’ambizioso piano per una carta di identità unica, ma si rischia di discriminare di nuovo, con una parvenza di legalità, le minoranze religiose”.

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