Appello di più di 200 scrittori indiani per le elezioni: No alla politica dell’odio

L’appello è stato diffuso dall’Indian Writers’ Forum e condiviso centinaia di volte. Gli intellettuali sono contro il linciaggio dei musulmani, l’assassinio di giornalisti scomodi, la discriminazione delle minoranze. Vogliono un Paese senza censura, violenza e pedinamenti.

di Anna Chiara Filice

New Delhi (AsiaNews) – “Eliminiamo l’odio dalla politica”: è quanto affermano oltre 200 scrittori indiani alla vigilia delle elezioni generali che iniziano la prossima settimana, 11 aprile, e termineranno il 19 maggio. Essi intervengono alla luce dei gravi episodi di discriminazione e intolleranza nei confronti di coloro che esprimono opinioni critiche, o semplicemente “differenti” rispetto alla narrativa dominata dal partito nazionalista indù. “Tutti noi – dichiarano – vogliamo un cambiamento. Non vogliamo che pensatori razionali, scrittori e attivisti vengano pedinati o assassinati”.

L’appello degli scrittori è stato diffuso sul sito dell’Indian Writers’ Forum e condiviso centinaia di volte sulle pagine social. Il documento porta la firma di alcuni tra i più famosi intellettuali indiani – tra cui Girish Karnad, Arundhati Roy, Amitav Ghosh, Nayantara Sahgal e Romila Thapar.

Secondo i firmatari, “il nostro Paese è a un bivio. La nostra Costituzione garantisce a tutti i suoi cittadini uguali diritti, libertà di mangiare, pregare e vivere come essi vogliono, libertà di espressione e diritto al dissenso”. Ma negli ultimi anni, sottolineano, “abbiamo visto cittadini linciati, aggrediti o discriminati per la loro comunità, casta, genere o regione di provenienza. La politica dell’odio viene usata per dividere il Paese, generare paura ed escludere un numero sempre maggiore di persone dal diritto a vivere da cittadini a pieno titolo”.

Il riferimento degli intellettuali è agli scrittori aggrediti, ai giornalisti uccisi per le loro inchieste “scomode”, alle aggressioni nei confronti delle minoranze cristiana e musulmana, alle dissacrazione dei luoghi di culto da parte dei fanatici indù. “Tutti coloro che pongono dubbi su come dovrebbe essere esercitato il potere – aggiungono – corrono il pericolo di essere molestati o arrestati con accuse false e ridicole”.

Per questo, esortano: “Aboliamo la politica dell’odio, la divisione tra le persone, l’ineguaglianza; votiamo contro la violenza, l’intimidazione e la censura”. Infine le richieste: “Vogliamo rigide misure contro la violenza a parole o nei fatti contro le donne, i dalit, gli adivasi e le comunità di minoranza. Vogliamo risorse e provvedimenti per lavoro, educazione, ricerca, sanità e uguali opportunità per tutti. Più di tutto, vogliamo che venga salvaguardata la nostra diversità e che prosperi la democrazia”.

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