Arcivescovo di Nagpur: colpito da violenze fra musulmani e indù, appello alla pace

Oltre 50 persone fermate negli scontri fra le parti, diversi veicoli e case vandalizzate, imposto il coprifuoco in alcune zone della città del Maharashtra. Nazionalisti indù volevano rimuovere la tomba di un sovrano Mughal, l’escalation dei musulmani in seguito alle voci di rogo di una copia del Corano. Mons. Elias Gonsalves: "Rispettate ogni persona e non diffondete notizie false".

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - “Sono profondamente colpito e molto, molto triste per queste esplosioni di violenza che si sono verificate in città”, un fenomeno che non è nuovo perché “purtroppo” si è già verificato “in diverse zone di Nagpur” in passato. È quanto sottolinea ad AsiaNews l’arcivescovo mons. Elias Gonsalves, che non nasconde le proprie preoccupazioni per i disordini divampati ieri sera e che hanno spinto le autorità locali a imporre un coprifuoco a tempo indeterminato in alcune aree della città nello Stato occidentale del Maharashtra. Il primo bilancio ancora provvisorio è di diverse case, veicoli e una clinica vandalizzati, ma l’intervento della polizia ha scongiurato ulteriori danni e vittime fra la popolazione, anche se si registrano alcuni feriti fra le forze dell’ordine. 

A innescare gli scontri voci secondo cui gruppi estremisti indù legati al Vishva Hindu Parishad (Vhp) volevano rimuovere la tomba di un sovrano Mughal del XVII secolo, il più importante impero musulmano dell’Asia meridionale durante la dominazione islamica in India. I membri del gruppo radicale avrebbero bruciato un’effigie dell’imperatore Aurangzeb e della sua tomba. Inoltre, si sarebbero rincorse voci secondo cui vi sarebbe stato il rogo di una copia del Corano durante la protesta, scatenando l’ira e lo sdegno dei musulmani alimentato da video e filmati rilanciati in rete.

La situazione è precipitata quando gruppi musulmani hanno marciato vicino a una stazione di polizia nel tentativo di farsi giustizia, lanciando pietre e ingaggiando scontri con gli agenti. Ieri, fra l’altro, ricorreva anche l’anniversario dalla nascita del leggendario re guerriero Maratha Chhatrapati Shivaji Maharaj, quando è stata lanciata la campagna per la demolizione della tomba dell’imperatore Moghul Aurangzeb a Khuldabad, suddivisione di Chhatrapati Sambhajinagar. Dopo alcune ore di tensione, la polizia è riuscita a riportare la calma e la situazione è ora sotto controllo.

Secondo i funzionari, i disordini sono iniziati nel centro di Nagpur intorno alle 19.30 quando una folla ha lanciato pietre contro la polizia in seguito a voci sul presunto rogo del libro sacro. Sei persone, tra cui tre poliziotti, sono rimaste ferite. Un secondo scontro è scoppiato qualche ora più tardi, tra le 22.30 e le 23.30, nella zona di Hansapuri, vicino a Old Bhandara Road, dove la folla ha bruciato veicoli e vandalizzato case e una clinica.

La polizia locale ha annunciato oggi il fermo di oltre 50 persone coinvolte a vario titolo nelle violenze di ieri. Le autorità stanno anche esaminando i filmati delle telecamere a circuito chiuso e i post sui social media per identificare eventuali ulteriori sospetti, aizzati dalle false voci di un rogo del Corano durante una protesta da parte di un gruppo di destra per la rimozione della tomba di Aurangzeb. Il commissario Ravinder Kumar Singal ha confermato inoltre che la situazione nella zona è tornata alla normalità ed è “tutto sotto controllo”.

“Dopo molto tempo si sono verificati incidenti di questo tipo. Faccio appello ad entrambe le parti della popolazione, affinché mantengano il decoro, le restrizioni e le eventuali limitazioni” sottolinea mons. Elias Gonsalves. L’arcivescovo prosegue esortando a “seguire e rispettare la legge”, che sono le uniche vie “per la pace, perché se non vi è la pace non ci può essere nemmeno sviluppo” per Nagpur. “Rivolgo un umile appello a tutta la nostra gente: non diffondete voci e notizie false, né attraverso i social media - conclude il prelato - né attraverso altri mezzi di comunicazione”.

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