Attentatore islamico di Bangalore “ultima icona del terrorismo”

Abdul Nasser Madani, leader politico musulmano accusato degli attentati di Bangalore e di Coimbatore, ha annunciato di volersi costituire. Attivisti indiani: “Siamo davanti all’ennesimo fondamentalista: la presenza di persone come questa è un cancro per la nostra politica”

Bangalore (AsiaNews) - Abdul Nasser Madani (nella foto) “è la nuova icona del terrorismo politico indiano. Anche se è un leader islamico, sarebbe sbagliato vedere la sua azione come un’azione religiosa: lui è soltanto l’ultima ruota della nuova politica indiana, fatta di terrore ed estremismo”.  Lo dice ad AsiaNews Syed Ali Mujtaba, giornalista e fondatore del Gruppo di contatto dell’Asia meridionale, commentando la notizia secondo cui Madani è pronto a rimettersi alla giustizia.

 Insieme ad altre persone, sembra non ancora identificate, Madani – leader e fondatore del Partito democratico popolare – ha detto infatti di essere pronto ad arrendersi nei prossimi giorni. Contro di lui pende l’accusa di aver organizzato gli attentati di Bangalore del 25 luglio del 2008 – in  cui perse la vita una donna – e quelli di Coimbatore del 1998, in cui morirono 58 persone.

 Ashok Singhal, presidente del Vishva Hindu Parishad (formazione estremista indù), ha criticato la lentezza dell’arresto dell’uomo: “Chi lo sta proteggendo, non permettendo che venga arrestato, vuole perpetrare il terrorismo nel nostro Paese”. Secondo Mujtaba, tuttavia, la questione è più complessa: “Madani è un’icona della nuova politica, fatta di estremismo. In passato si è sempre fatto riconoscere per i toni esacerbati e per le attività dubbie della sua azione”.

 La sua popolarità, spiega ancora il giornalista, “deriva dal fatto di essere un musulmano, che appare come un eroe e un salvatore popolare. Guida il suo partito con l’obiettivo dichiarato di creare un’alleanza fra dalit (i fuori casta indiani), i musulmani e i membri delle caste inferiori. Alle elezioni del 2009 si è alleato persino con la sinistra, ottenendo però scarsi risultati”.

 La sua figura, sottolinea, “è particolare,  e segue la traccia dei famigerati leader estremisti dell’induismo radicale. Come loro, nega le accuse di terrorismo ma si comporta in maniera esagerata, in pubblico e nel privato. La sua storia è un segno del peggioramento della nostra società, dove i politici prendono i toni aspri delle strade, li fomentano e cercano di tradurli in voti”.

 Tuttavia, conclude, “sarebbe sbagliato pensare alla questione in termini religiosi. Madani è l’ultimo di una serie di ingranaggi impazziti nel nuovo sistema politico indiano. Fino a che l’intera tribù di estremisti non verrà bandita, continueremo a vederne tracce nel Paese. Ma sono deleteri per tutti noi”. (NC)

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