Bihar, pastore protestante arrestato e poi rilasciato. Proiettava un film su Gesù

Il rev. Sojan è stato accusato di “conversioni forzate” dagli abitanti del villaggio di Bakhtiyarpur. Un sacerdote di Varanasi è stato scagionato dalla stessa accusa.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – In Bihar un pastore cristiano è stato arrestato per aver proiettato un film sulla vita di Gesù. L’incidente è avvenuto l’8 dicembre nel villaggio di Bakhtiyarpur (distretto di Patna), dove il rev. Sojan si era recato per la proiezione del film “Yeshu Masih” (Gesù Cristo). Ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), protesta: “Il rev. Sojan stava solo proiettando un film. [Il problema è che] in questo periodo pre-elettorale, le minoranze sono ancora più vulnerabili e intimidite dalla maggioranza che lancia false accuse”.

Il caso dimostra che non accennano a diminuire le tensioni tra radicali indù e cristiani. L’attivista racconta che gli abitanti locali si sono opposti alla proiezione del film e hanno intimato al pastore di andare via. Egli è tornato il giorno successivo e i residenti lo hanno accusato di conversioni forzate. A quel punto la polizia lo ha trattenuto per qualche ora, prima di riportarlo a casa nel villaggio di Barh. Prima di lasciarlo, gli agenti gli hanno imposto di non tornare più a Bakhtiyarpur.

In India spesso le accuse di conversione forzata vengono fabbricate contro pastori e sacerdoti per impedirne l’opera. È il caso p. Vineet Vincent Pereira, sacerdote cattolico di Varanasi (in Uttar Pradesh), che è stato scagionato. Lo scorso novembre il sacerdote, incaricato del campus di preghiera “Ishwar Dham”, era stato picchiato da radicali indù che lo accusavano di “conversioni forzate” e arrestato dalla polizia. In seguito, riporta l’attivista cristiano, “egli è stato scagionato da quattro accuse su otto. Il sacerdote è innocente”.

P. Pereira opera nell’ashram di Varanasi dal giugno 2012, dove si occupa di malati ed emarginati. Secondo il presidente del Gcic, “egli è stato attaccato sulla base di notizie false. [I radicali indù] hanno diffuso contro di lui una falsa propaganda di conversioni forzate al cristianesimo”.

L’aspetto più importante, afferma Sajan K George in conclusione, “è che l’India è un Paese laico e la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione. Il pastore Sojan non era coinvolto né in attività di conversione, né in comportamenti lesivi dell’ordine pubblico. Questa è una violazione dei diritti umani”.

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