Bollywood oltre la crisi globale: profitti in crescita e da Hollywood arriva Spielberg

L’industria cinematografica indiana continua ad aumentare il giro di affari. Trend positivo anche per il 2009 e previsioni di un aumento del tasso annuale di crescita dell’11,5% per i prossimi cinque anni. Steven Spielberg sigla un accordo con la casa di produzione indiana Reliance ADA Group: contratto da 825 milioni di dollari e primo film “made in Bollywood” già l’anno prossimo.

Mumbai (AsiaNews) - L’industria cinematografica e televisiva indiana non soffre la crisi globale e punta ad aumentare i suoi profitti anche per il 2009. I dati sul mercato dell’intrattenimento in India, forniti da un indagine della multinazionale PricewaterhouseCoopers, rivelano infatti un tendenza di crescita costante.

Il mercato cinematografico, che ha in Bollywood il suo fulcro e simbolo, è passato da un giro di affari di 107 miliardi di rupie dello scorso anno, pari a circa 1 miliardo e mezzo di euro, ai 118 miliardi del 2009, oltre 1miliardo e 700milioni di euro. Le previsioni per il prossimo quinquennio sono di un tasso annuale di crescita composto dell’11,5%: nel 2013 Mumbai e i vari centri regionali di produzione cinematografica toccheranno quota 185 miliardi di rupie, pari a 2 miliardi e 686 milioni di euro.

Stesso trend positivo del cinema è previsto per il comparto tv: tasso di crescita dell’11,45% per i prossimi cinque anni e passaggio dagli oltre 244 miliardi di rupie del 2008 (3miliardi e mezzo di euro) ai 420 miliardi previsti per il 2013 (oltre 6miliardi di euro).

Bollywood, così chiamata dalla fusione delle parole Hollywood e Bombay, è capace di esportare ogni anno oltre mille film e 40mila ore di programmi tv. I mercati di riferimento sono soprattutto quelli minori dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, ma ormai da anni sono ricorrenti sulle televisioni nazionali europee e nei cinema occidentali film, sitcom e serie tv made in India.

I dati rivelano che il successo dell’industria dell’intrattenimento indiano non è certo un fenomeno limitabile a Slumdog millionaire. Il film di Danny Boyle, dominatore degli ultimi Oscar con otto statuette, ha posto sotto i riflettori l’India del cinema con il paradosso di fare notizia grazie a un regista e a una produzione inglese. Ma i numeri dicono che il fenomeno ha radici ben più profonde e una forza economica in ascesa. Per dare l’idea del livello internazionale raggiunto da Bollywood bastano i conti delle quattro principali star del cinema indiano. I giornali indiani hanno calcolato che, con i soli contratti cinematografici ed esclusi gli introiti garantiti dagli sponsor, i loro guadagni vanno dai 12milioni di dollari di Akshay Kumar ai 4 milioni di Aamir Khan.

L’industria del cinema di Mumbai vanta natali più antichi di Hollywood ed ormai è un vero competitor degli Studios americani con cui ormai va sempre più spesso a braccetto per produzioni e distribuzioni. Le principali major californiane sono sbarcate in India già da tempo ed è di oggi la notizia dell’accordo siglato da Steven Spielberg con Reliance ADA Group, casa di produzione indiana. Uno dei mostri sacri del cinema a stelle e strisce ha siglato un contratto di 825 milioni di dollari per produrre sei pellicole all’anno in nuovi studios a Bollywood. Fanno parte dell’accordo anche la Walt Disney, che distribuirà i film fuori dall’India, e la prima pellicola è prevista per l’anno prossimo.

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