Carceri sovraffollate: l'arcidiocesi di Mumbai porta speranza ai detenuti

Il tasso di occupazione delle carceri indiane è del 130%, con la stragrande maggioaranza dei carcerati in attesa di processo. In aumento la sofferenza mentale: l'anno scorso si sono registrati almeno 150 suicidi. Un'organizzazione gestita dal vescovo Allwyn D'Silva aiuta i prigionieri favorendo la loro riabilitazione.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - L'organizzazione Prison Ministry India (Pmi) dell'arcidiocesi di Mumbai è in prima linea per dare speranza ai detenuti, spesso costretti a vivere in prigioni sovraffollate.

La presidente indiana Droupabi Murmnu, in occasione del National Law Day, organizzato dalla Corte suprema di New Delhi il 26 novembre, ha esortato tutti i rami del governo a trovare un meccanismo efficace per ridurre i tempi della giustizia, il sovraffollamento nelle carceri e le sofferenze che esso provoca. 

Secondo il rapporto "Prison Statistics India 2021" del ministero dell’Interno, il numero di detenuti è diminuito del 9,5% tra il 2016 e il 2021, ma allo stesso tempo coloro in attesa di giudizio o sotto processo sono aumentati del 45,8%. Il documento, redatto dal National Crime Records Bureau, afferma che al 31 dicembre scorso i detenuti nelle carceri di tutto il Paese erano 554.034, di cui 427.165 (il 77%) in attesa di giudizio. La maggior parte di loro proviene da ambienti poveri. 

La capacità delle prigioni indiane è però di circa 425mila persone, per cui i dati del 2021 indicano che il tasso di occupazione è stato di circa il 130%, mentre un decennio fa si attestava al 112%. Il problema è più grave a Delhi e negli Stati dell’Uttarakhand e dell’Uttar Pradesh dove il tasso di occupazione ha superato il 180%. L’aumento più elevato si è registrato nella capitale, dove il dato è passato in 10 anni dal 60% al 183%.

Intervenendo il mese scorso al 13mo Congresso nazionale del Pmi, mons. Allwyn D'Silva, vescovo ausiliario dell’arcidiocesi di Mumbai e presidente dell'organizzazione, ha ricordato che la popolazione globale ha raggiunto gli 8 miliardi di persone di cui meno dello 0,15% è incarcerato: "Nel nostro Paese, che conta 1,4 miliardi di persone, meno di 600mila persone sono detenute. Si tratta di meno dello 0,04% della popolazione indiana”, ha detto.

Il Pmi conta più di 8mila volontari che raggiungono i detenuti nelle oltre 1.300 carceri indiane. Accompagnano i detenuti attraverso un programma di riabilitazione, favorisce il reinserimento in società degli ex carcerati e fornisce alloggi a loro e alle loro famiglie. L'organizzazione ha constatato in prima persona il sovraffollamento delle carceri indiane, dove, sempre secondo i dati, per ogni 10 detenuti solo due hanno ricevuto l’esito della sentenza. Solo altri cinque Paesi al mondo hanno una percentuale di incarcerati senza processo più alta rispetto all’India: Liechtenstein, San Marino, Haiti, Gabon e Bangladesh.

“Colpevole o meno, la detenzione è traumatica e dannosa per il corpo, l'anima e lo spirito umano. Quando finalmente i detenuti vengono rilasciati, come possiamo permettere loro di vivere con dignità?”, si è chiesto mons. D'Silva.

Secondo i dati governativi, l’anno scorso oltre 9mila detenuti, pari all’1,7% del totale, hanno sofferto di problemi mentali. La cifra segna un leggero aumento rispetto all’1,5% del 2020. Anche il numero di decessi in carcere è salito, passando dai 1.887 nel 2020 ai 2.116 nel 2021. La stragrande maggioranza è morta per cause naturali legate a malattie cardiache o polmonari, ma si sono registrati anche 150 suicidi.

Prima delle loro visite i volontari del Pmi a volte pregano e digiunano. Offrono messe, adorazioni eucaristiche, fanno preghiere di intercessione, recitano rosari della Divina Misericordia per il pentimento, la riconciliazione e la riabilitazione dei prigionieri.

“Anche i criminali più duri vengono trasformati in messaggi di speranza", ha commentato mons. D'Silva. “Abbiamo case in diversi Stati dell’India per i detenuti rilasciati e i loro figli, ma siamo sempre pronti ad accogliere altri bambini in difficoltà. Migliaia di prigionieri sono stati reinseriti nella società”.

Attraverso i programmi del Pmi i “detenuti vedono il volto di Cristo in ognuno dei volontari”, ha continuato mons. D'Silva. “Ma è un’occasione anche per noi di percorrere insieme nuovi sentieri al servizio della famiglia umana e di tutto il Creato”.

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