Card. Gracias: Le riconversioni preoccupano, lavoriamo di più per il dialogo

L'arcivescovo di Mumbai commenta i nuovi casi di "ritorno all'induismo" nello Stato indiano dell'Uttar Pradesh: "Tutti godono di libertà di coscienza e di religione, ma dobbiamo capire se sono episodi davvero legati alla religione o se invece non siano creati ad arte, istigati da gruppi ideologici che cercano di fomentare queste differenze per motivi politici". Il dialogo, unica strada per la costruzione della pace e della tolleranza.

di Card. Oswald Gracias

Mumbai (AsiaNews) - I casi di riconversione degli ultimi giorni sono causa di preoccupazione e di introspezione pastorale, e rappresentano un rinnovato richiamo al dialogo nella nostra nazione. Ogni persona gode della libertà di coscienza, ma questi due incidenti - quello di Jaunpur e quello di Aligarh, entrambi nell'Uttar Pradesh - sono avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro. E questo è inquietante. Tuttavia, questi avvenimenti sono anche un richiamo all'introspezione: dobbiamo analizzare bene la nostra pastorale cristiana, interrogandoci sulla sua adeguatezza e sulla preparazione spirituale.

Ovviamente dobbiamo esaminare con urgenza questi casi per capire se siano davvero episodi di conversione/riconversione o se invece non siano creati ad arte, istigati da gruppi ideologici che cercano di fomentare queste differenze.

In tempi recenti l'Uttar Pradesh è stato attraversato da problemi che riguardano diverse comunità religiose: non sarebbe inappropriato controllare se dietro a queste situazioni non vi siano interessi nascosti. Se non esistano persone che attraverso questi atti provocatori - che infiammano la sfiducia e l'ostilità - stiano cercando di ottenere un vantaggio politico. Sono domande che poniamo al governo e alla polizia, che hanno l'autorità di capire meglio cosa sia avvenuto.

Allo stesso tempo, noi non accusiamo nessuno di quanto è successo. Ma dobbiamo essere vigili, data la vicinanza temporale e geografica di queste "riconversioni". Sono momenti che ci spingono a riflettere, che ci preoccupano e che invitano a prendere misure appropriate.

L'induismo per sua natura tollera le altre religioni, e abbraccia la grande realtà della nostra nazione. La libertà religiosa e la libertà di coscienza sono riconosciute e tutelate dal diritto internazionale. È stata l'Assemblea generale delle Nazioni Unite che, il 10 dicembre 1948, ha adottato senza alcun voto contrario la Dichiarazione universale dei diritti umani: e questa riconosce che l'intera umanità gode di alcuni diritti inalienabili, che costituiscono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Questi sporadici episodi ci ricordano l'urgenza del dialogo interreligioso nella nostra multi-religiosa nazione. Attraverso il dialogo, la paura, l'ostilità e il sospetto possono lasciare spazio all'amicizia, o quanto meno alla tolleranza. Il papa Francesco, durante il suo viaggio in Corea, ha parlato dell'importanza del dialogo interreligioso e ha sottolineato come proprio il dialogo abbia radici profonde nella nostra religione, che cerca sempre di dare il benvenuto e comprendere gli altri.

È nostra responsabilità, in quanto leader religiosi, di lavorare per promuovere la tolleranza interreligiosa, la volontà di pace e una armoniosa coesistenza. 

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