Caritas India: Contro i suicidi dei contadini promuoviamo l’agricoltura biologica

Nel 2014 almeno 1.109 agricoltori si sono tolti la vita: 986 solo nel Maharashtra. I lavoratori si indebitano per comprare fertilizzanti e pesticidi, ma i raccolti non ripagano i conti. Il direttore esecutivo p. Frederick D’Souza spiega ad AsiaNews la risposta dell’organizzazione cattolica all’emergenza.

Roma (AsiaNews) – Promuovere l’agricoltura biologica “per fermare i suicidi fra i contadini, costretti al gesto estremo da un’insopportabile povertà”. È questa una delle sfide più grandi che Caritas India ha nel Paese asiatico, come spiega ad AsiaNews il direttore esecutivo dell’organizzazione cattolica, p. Frederick D’Souza. Il sacerdote era a Roma la scorsa settimana per la XX Assemblea generale di Caritas Internationalis (12-17 maggio).

L’opera di Caritas India si concentra soprattutto su due grandi campi: iniziative per lo sviluppo e gestione dei disastri. “Come agenzia della Chiesa cattolica – sottolinea il direttore – sosteniamo i diritti dei bambini, delle donne, e degli agricoltori. Puntiamo allo sviluppo di mezzi di sussistenza per ridurre la povertà nelle città e nelle campagne. Inoltre siamo impegnati nella lotta al traffico di esseri umani e al cambiamento climatico”.

Promuovere un’agricoltura sostenibile sta diventando sempre più necessario in India, dove negli ultimi anni sono aumentati i contadini costretti al suicidio. Il tasso è più alto in Maharashtra: su 1.109 casi confermati nel 2014, 986 sono avvenuti nello Stato. Rispetto al 2013 c’è stato un aumento complessivo del 26 per cento.

“Per noi – spiega p. D’Souza – una delle sfide più grandi in assoluto è dare a tutti i poveri del Paese una vita davvero sostenibile sul lungo periodo. Se hai un lavoro, hai cibo e non sei denutrito; puoi mandare i tuoi figli a scuola e puoi curarti se stai male”.

L’emergenza dei suicidi fra i contadini “è legata a questo discorso: la ragione principale è la mancanza di guadagni. Negli ultimi anni si è diffusa un’agricoltura non sostenibile, nella quale si fa ampio uso di fertilizzanti e pesticidi chimici per pompare le coltivazioni e per i cosiddetti cash crop, raccolti che hanno un immediato ritorno economico, ma dipendenti da questi agenti chimici”.

“I contadini – spiega – si indebitano per acquistare questi prodotti, ma il raccolto che ne deriva non sarà mai sufficiente per mantenere la famiglia e ripagare il debito. Queste persone sentono addosso un certo tipo di onore sociale, hanno una loro dignità, e preferiscono uccidersi anziché ammettere il fallimento e condividerlo con alti”.

Il problema però è che “questo modo di fare agricoltura sta creando un circolo vizioso senza via d’uscita. Fertilizzanti e pesticidi impoveriscono la terra, che riesce a produrre solo un certo tipo di semi e solo se sollecitata dagli agenti chimici. A quel punto è difficile cambiare a un’agricoltura di tipo biologico”.

Sul fronte disastri, aggiunge infine il sacerdote, “ogni volta noi andiamo sul posto e cerchiamo di rispondere all’emergenza. L’ultimo caso è quello del terremoto in Nepal. Noi la chiamiamo ‘risposta umanitaria’, che il governo dell’India considera una delle migliori. Questo ci rende orgogliosi, perché è un contributo che diamo alla nazione come parte della Chiesa cattolica”.

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