Chhattisgarh, "vietato l'ingresso" ai non indù: Danneggiano la cultura tradizionale

È la decisione presa in 35 villaggi del distretto tribale di Bastar dai gram sabha (consigli locali). Per il Global Council of Indian Christians (Gcic) “è così che si semina sospetto e sfiducia nella comunità”. Il Chhattisgarh “sta diventando un calderone per i trafficanti d’odio contro i non indù”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - Il gram sabha (consiglio) di oltre 35 villaggi nel distretto a maggioranza tribale di Bastar (Chhattisgarh) ha vietato l'ingresso alle persone non indù, per impedire loro di "danneggiare" la cultura e la religione della comunità. Nel prendere questa decisione i leader locali hanno spiegato che membri di "una particolare minoranza" stavano tentando di dissuadere la popolazione a praticare i riti tradizionali. A confermare ad AsiaNews il "bando" è Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic).

"Quanto accaduto è vergognoso, perché è così - sottolinea il leader cristiano - che si inizia a seminare sospetto e sfiducia nelle comunità per causare disarmonia e campagne d'odio, che potrebbero avere conseguenze disastrose per i non indù. L'India è un Paese secolare e non esistono sanzioni legali per simili azioni. Esse mascherano gli interessi di quanti vogliono usare i consigli di villaggio per i loro scopi politici".

Secondo Sajan George, le autorità e il Bharatiya Janata Party (Bjp, partito ultranazionalista indù al governo nello Stato e in India) "dovrebbero ricordare le parole profetiche di Sri Vivekananda [importante filosofo induista vissuto alla fine del 19mo secolo, ndr] pronunciate l'11 settembre 1893 a Chicago, durante il Parlamento mondiale delle religioni, perché memorabili nella loro inclusività e nel loro rispetto verso tutte le religioni".

Il 16 giugno scorso in un altro distretto del Chhattisgarh un gruppo di famiglie cristiane è stato preso di mira e picchiato da alcuni fondamentalisti indù.

A fronte di questi ripetuti episodi il presidente del Gcic teme che "il Chhattisgarh stia diventando un calderone per i trafficanti d'odio contro i non indù. Esortiamo l'amministrazione del distretto e il chief minister a intraprendere azioni urgenti per proteggere le vite e le proprietà delle minoranze".

Lo Stato tra l'altro presenta nel suo ordinamento una cosiddetta "legge anticonversione" (Chhattisgarh Religion Freedom Act 2006). Il provvedimento richiede a chi vuole cambiare religione di informare con un mese di anticipo il magistrato distrettuale, a cui spetta la facoltà di conferire o meno il permesso di convertirsi.

 

 

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