Corte suprema indiana: i matrimoni tra le caste e le religioni devono essere incoraggiati

I giudici sono a favore delle nozze interconfessionali, “purchè avvengano nel rispetto delle regole”. Attivista per i dalit: “A volte i genitori delle caste elevate arrivano persino a uccidere lo sposo di casta inferiore”. Leader cattolico: “Esiste la paura della mescolanza, di inquinare il sangue puro delle caste superiori”.

di Anna Chiara Filice

New Delhi (AsiaNews) – La Corte suprema dell’India sostiene che i matrimoni tra le caste e le religioni “devono essere incoraggiati”. Ieri i giudici sono intervenuti su una petizione presentata da un uomo indù del Chhattisgarh, padre di una ragazza che ha sposato un giovane musulmano. Quest’ultimo si è convertito all’induismo prima del matrimonio, per venire incontro alla famiglia dell’amata. Tuttavia il padre di lei non era d’accordo con le nozze e chiedeva l’annullamento del matrimonio.

Lenin Raghuvanshi, attivista per i dalit e direttore esecutivo del Peoples’ Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr) di Varanasi, esulta alla notizia del parere dei giudici. Ad AsiaNews egli commenta: “È una nota positiva. Dobbiamo promuovere i matrimoni tra le fedi e tra le caste per eliminare l’idea settaria di classe, il patriarcato e la mentalità divisiva”. L’attivista spiega che nel Paese la discriminazione fondata sulla divisione sociale è ancora diffusa e “i genitori delle caste elevate si oppongono ai matrimoni delle figlie con membri di classi inferiori o dalit. A volte arrivano persino a uccidere. In linea di massima, è tuttora in vigore il boicottaggio sociale”.

Il parere del massimo organo giudiziario indiano è a firma dei giudici Arun Mishra e MR Shah. I due affermano: “Non siamo contro i matrimoni interreligiosi. Sono accettabili anche le nozze tra indù e musulmani. Se essi si sposano rispettando la legge, perché dovrebbero esserci problemi?”. Il giudice Mishra aggiunge: “È positivo se viene abolita la distinzione tra le caste. Persone di cosiddette caste elevate e caste inferiori devono sposarsi. È ancora meglio. Sono una cosa positiva per il socialismo”.

L’India è un Paese a maggioranza indù (quasi l’80% della popolazione), e i fedeli islamici rappresentano la comunità di minoranza più numerosa (14%). I nazionalisti indù si oppongono ai matrimoni tra persone di fede differente. Cristiani e musulmani sono spesso accusati di conversioni forzate tramite il matrimonio. Nello specifico, i musulmani sono incolpati di praticare il “Love jihad” o “Romeo jihad”, cioè sedurre donne indù con la promessa di nozze interconfessionali con l’obiettivo di convertirle all’islam.

John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council e presidente dell’All India Catholic Union, fa notare che il parere della Corte “non ha valore vincolante perché non è una sentenza vera e propria”. Egli solleva dubbi “sulla mentalità nascosta che si cela sotto il parere dei giudici”. Secondo lui infatti, “c’è un’intesa implicita che le altre religioni sono o possono essere una minaccia. Il razzismo di classe è un elemento comune in crescita in tutte le questioni che riguardano i matrimoni indiani”. Di fondo, conclude, “esiste la paura della mescolanza, d’inquinare il sangue puro delle caste elevate”. (A.C.F.)

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