Cristiani indiani accusati di favorire il separatismo del Kashmir

Il capo dell'Rss denuncia una politica "debole" del governo verso i secessionisti del nord-est e condanna gli attentati di New Delhi. John Dayal: è una campagna per screditare i cristiani nel Paese; Rss e fondamentalismo islamico si "nutrono a vicenda".

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Il Governo indiano è troppo "delicato" nell'affrontare le minacce del separatismo nel Paese. A denunciarlo è K S Sudharshan, capo del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss –  formazione paramilitare di fondamentalisti nazionalisti), che critica duramene anche gli ultimi attentati a New Delhi. Secondo l'attivista cristiano John Dayal, però, tali dichiarazioni rientrano nella campagna dei fondamentalisti indù per screditare i cristiani indiani e sottolinea la stretta connessione tra fondamentalismo islamico e Rss.

"Il Kashmir è un esempio vivente della delicata politica dell'Upa (il partito al potere) – ha detto Sudharshan in un incontro a Kochi il 30 ottobre – prima il punto cruciale era il Kashmir pakistano, ma ora il problema da affrontare è il Jammu-Kashmir", che vogliono la secessione. "Forze all'interno e fuori dal Paese – ha continuato – lavorano per indebolire e destabilizzare l'India". Ha poi aggiunto che persino a livello internazionale si orchestrano manovre contro New Delhi.

Secondo Sudharshan, le rivendicazioni per un "Grande Nagaland" sono un altro segno della "malattia mortale", che affligge il nord-est dell'India. Qui gruppi separatisti di etnia Naga, a maggioranza cristiana, vorrebbero annettere alcune zone del Manipur in un Nagaland indipendente. La popolazione del Manipur è contraria. Il principale gruppo separatista nella zona, il National Socialist Council of Nagaland (Nscn), è rimasto fuori legge per decenni fino a quando ha accettato un cessate il fuoco con le truppe indiane nel 1997. Da quel momento i ribelli hanno condotto colloqui per trovare una soluzione alla rivolta.

Il capo dell'Rss ha poi lodato la risposta della popolazione alle bombe del 29 ottobre scorso a New Delhi: "Il Paese è in grado di affrontare tali attentati; invece di rimanere chiusa in casa per la paura, la gente è uscita a dare il suo aiuto in varie punti della città". Egli ha poi sottolineato la differenza tra le reazioni degli indiani a quelle più "timorose" dei cittadini americani dopo l'11 settembre.

In un'intervista ad AsiaNews, John Dayal - presidente dell'All India Catholic Union – ha commentato le dichiarazioni del capo dell'Rss: "Non vi è nulla di nuovo nelle parole di Sudharshan". "Tutto il mondo denuncia ogni forma di terrorismo - spiega - l'Ira in Irlanda del nord, tanto quanto i gruppi separatisti islamici in stato indiani come l'Assam hanno mostrato che se c'è una ferma volontà, si può mettere fine alle violenze: il cessate-il-fuoco di Naga ne è un esempio".

L'attivista ha poi continuato: "Tutte le maggiori organizzazioni cristiane e altri gruppi religiosi hanno condannato gli attentati di New Delhi. I cristiani sono impegnati in processi di pace in diverse aree del Paese, incluso il nord-est, ma gruppi fondamentalisti indù come le Rss continuano a portare avanti campagne di vittimizzazione e discredito verso i cristiani".

Secondo Dayal, l'Rss è un gruppo terrorista quanto altri gruppi internazionali islamici: "I suoi membri uccidono deliberatamente, spinti dall'odio. In India terrorismo e violenze non cesseranno finché esisterà l'Rss . Il terrorismo islamico e l'Rss si nutrono a vicenda, è impossibile eliminarne senza sradicare anche l'altro". L'auspicio di Dayal è che "un giorno l'Rss venga sottoposta alle stesse inchieste e controlli che si fanno su al-Qaeda e atri gruppi fondamentalisti".

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