Delhi premia la nepalese Anuradha Koirala, che lotta contro il traffico di donne

Nel 1993 l’attivista ha fondato “Maiti Nepal”. Salvate centinaia di ragazze avviate alla prostituzione all’estero. Ogni anno, almeno 5mila donne destinate al mercato indiano, cinese, arabo e africano. Il premio “Padma Shri” la quarta più alta onorificenza dell’Unione indiana.

di Christopher Sharma

Kathmandu (AsiaNews) – Il governo di Delhi ha deciso di conferire uno dei massimi riconoscimenti dell’Unione alla nepalese Anuradha Koirala, per il suo impegno in favore di centinaia di donne salvate dal mercato della prostituzione e dal traffico di esseri umani. Ieri, nel giorno della festa della Repubblica indiana, le autorità hanno rivelato i nomi dei vincitori del “Padma Shri”, la quarta più alta onorificenza civile. Per la prima volta il premio è stato assegnato ad un cittadino straniero. Alla notizia, l’attivista ha commentato: “Sono davvero felice che gli sforzi della nostra organizzazione siano riconosciuti in India, che è ancora il più grande ‘consumatore’ di donne e ragazze provenienti dal Nepal”.

In un commento pubblicato su Twitter, l’ambasciata indiana a Kathmandu conferma che Koirala è l’unica cittadina non indiana ad aver ricevuto il premio per “il suo esemplare lavoro sociale”.

Nel 1993 la donna ha fondato “Maiti Nepal”, per aiutare le vittime trafficate a scopi sessuali. Secondo l’associazione, ogni anno almeno 5mila ragazze e donne nepalesi sono avviate alla prostituzione in India e nei Paesi arabi.

Anuradha Koirala riferisce che “la prima destinazione è l’India, ma negli ultimi anni si è assistito ad un aumento verso Cina, Africa e Paesi del Golfo”. Il motivo che rende il mercato della prostituzione in India così florido, spiega, “è che non serve il visto per attraversare la frontiera tra i due Paesi. Inoltre le ragazze nepalesi hanno gli stessi tratti somatici delle indiane, perciò è difficile distinguerle”.

Negli ultimi anni l’India è diventato sempre più uno scalo per le giovani che devono proseguire nelle loro destinazioni verso lo sfruttamento in altri Paesi. “Credo – continua l’attivista – che sarebbe molto più facile controllare il traffico di esseri umani e salvare le ragazze, se lavorassimo con il sostegno del governo indiano”.

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