Mumbai (AsiaNews) – “La Chiesa in India lavora in maniera altruistica per la dignità umana di emarginati, tribali, dalit, ragazze, donne e coloro che hanno bisogni speciali, senza discriminazione di fede o di casta”. Lo dice ad AsiaNews il dott. Pascoal Carvalho, medico indiano di Mumbai e membro della Pontificia Accademia per la vita. Egli è a Roma per partecipare all’incontro dell’Accademia che si conclude oggi, dal tema “Uguali alla nascita? Una responsabilità globale”.
Ieri il dott. Pascoal è intervenuto ai lavori e affermato che “a causa della colonizzazione, dal punto di vista storico non esiste un uguale inizio. Alcuni erano più ricchi di altri e tutt’oggi continuano a sfruttare per mantenere la propria ricchezza”. Per questo ritiene che sia “ingiusto chiedere alla nazioni povere di [limitare] il proprio sviluppo in nome di [questioni come] il riscaldamento globale e i gas serra. Noi abbiamo bisogno di energia per produrre ricchezza e distribuirla ai poveri, o anche solo per creare i mezzi di sostentamento di base. Per questo, quando diciamo che la responsabilità globale è pericolosa, è perché deve essere rispettato il diritto delle nazioni povere a svilupparsi”.
Il medico condivide l’opinione di papa Francesco che nel messaggio inviato ai partecipanti ha parlato, tra le altre cose, della “sacralità della vita umana” e di un’ecologia umana che consideri “la qualità etica e spirituale della vita in tutte le sue fasi”. La Chiesa cattolica in India, dichiara l’esperto, “è colei che più si impegna nel dare dignità ai più poveri dei poveri e a coloro che sono nelle periferie della società. Attraverso il suo vasto apostolato nel campo dell’istruzione e delle cure mediche nelle aree rurali più remote, in lungo e in largo nella società indiana multiculturale e multi-religiosa, la Chiesa in India lavora in maniera altruistica per la dignità umana di emarginati, tribali, dalit, ragazze, donne e coloro che hanno bisogni speciali, senza discriminazione di fede o di casta”.
Per il dott. Carvalho, il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci), “è la forza motrice per risollevare la popolazione. Egli è la voce di riferimento per migranti, dalit, tribali, e in continuazione esprime le sue preoccupazioni per la sicurezza delle bambine e delle donne. È un instancabile difensore della vita umana, degli anziani e di coloro che non sono mai nati. Difende con intensità l’ambiente e la cura del creato e sostiene che bisogna dare la priorità alla dignità di coloro che sono schiavi delle droghe e dell’alcol, attraverso i vari centri di recupero e di consulenza [psicologica]”.
Il medico parla anche della propria esperienza come membro della Commissione diocesana per la vita (Dhlc). La Commissione, sostiene, “è una forte fautrice della cultura della vita, è attiva nel promuovere la vita in ogni ambito, dai bambini mai nati a coloro che hanno bisogno di cure palliative. Nei giardini di diverse chiese abbiamo installato dei memoriali per i bambini che non sono mai venuti alla luce. Qui le madri che soffrono per le ferite dell’aborto possono trovare consolazione e pace”. “Nella sua cultura della vita – conclude – la Dhlc si focalizza sui giovani, organizza seminari durante le lezioni di catechismo per la Cresima e anche nelle scuole; sostiene la vita in tutte le sue forme; cerca di creare una coscienza tra i giovani, affinché essi siano messaggeri e testimoni a favore della vita”.










