I cattolici indiani chiedono l’immediato rilascio di p. Stan Swamy

Appello della Conferenza episcopale indiana per la liberazione del gesuita, arrestato per presunti legami con i ribelli maoisti. P. Swamy è impegnato da decenni a difendere i diritti dei tribali nel Jharkhand. Preoccupazione per il suo stato di salute. La comunità cattolica indiana ha sempre contribuito alla costruzione della nazione.

di Emanuele Scimia

New Delhi (AsiaNews) – P. Stan Swamy, attivista pro-tribali, è stato arrestato l’8 ottobre per “terrorismo maoista”. Il sacerdote gesuita è da circa 50 anni impegnato a difendere i diritti forestali degli Adivasi nel Jharkhand. Da mesi era interrogato e messo davanti a prove manipolate. Confratelli, attivisti ed esponenti dell’opposizione all’amministrazione Modi denunciano il suo arresto come un “attacco contro i poveri”. Sotto il governo del Bharatiya Janata Party (nazionalista indù), egli era stato accusato anche di sedizione. Di seguito il testo dell’appello firmato da mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai e segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Traduzione a cura di AsiaNews).

La Conferenza episcopale indiana esprime profondo dolore e angoscia per l'arresto di padre Stan Swamy, prelevato dalla sua residenza dalle Forze di sicurezza (National Investigation Agency, Nia). Egli è accusato di avere avuto un ruolo nei disordini scoppiati a Bhima-Koregaon (Maharashtra) nel 2018.

P. Swamy, 83 anni, un sacerdote gesuita, ha trascorso gran parte della sua vita ad aiutare i tribali e gli oppressi dello Stato del Jharkhand. Da decenni egli è impegnato a difendere i diritti degli Adivasi, soprattutto quelli sull’uso delle loro terre ancestrali. Ciò potrebbe essere andato contro gli interessi di alcune persone.

Interrogato dalle autorità in luglio e agosto, p. Swamy ha offerto piena collaborazione agli investigatori e ha fornito dichiarazioni dettagliate, sostenendo di non essere coinvolto negli incidenti di Bhima-Koregaon.

È difficile comprendere la situazione di un ottuagenario, con diverse patologie, come p. Swamy. Egli si trova a dover affrontare tali difficoltà nel pieno della pandemia da coronavirus, in cui anche una persona normale e sana esiterebbe a viaggiare, o non viaggerebbe mai, a meno di rischiare la propria vita.

La Conferenza episcopale lancia un forte appello alle autorità interessate affinché rilascino immediatamente il gesuita e gli permettano di tornare alla sua residenza. La comunità cattolica è sempre stata lodata da tutti come un corpo di cittadini leali, rispettosi della legge e al servizio della “Madre India”. I cattolici hanno sempre contribuito alla costruzione della nazione e continuano a collaborare con il governo per il bene comune di tutti gli indiani e per il progresso del nostro Paese. Chiediamo seriamente che i diritti, i doveri e i privilegi di tutti i cittadini siano salvaguardati e che pace e armonia prevalgano fra tutti.

La Chiesa cattolica è molto grata a tutte le persone di buona volontà, a quelle appartenenti a tutti i ceti sociali, a tutte le religioni e a tutte le istituzioni che hanno chiesto con forza l'immediato rilascio di p. Swamy e il suo pronto ritorno a casa.

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