Il terrorismo in Assam pesca nei problemi etnici e della disoccupazione

Il salesiano p. VM Thomas, direttore esecutivo dell’Istituto Don Bosco a Guwahati spiega le ragioni che lievitano dietro le violenze e le esplosioni. Negli attentati del 30 ottobre sono state colpite anche varie istituzioni cristiane

(AsiaNews) –L’attentato terrorista del 30 ottobre scorso a Guwahati (Assam) ha distrutto anche istituzioni cristiane. La Chiesa battista di Guwahati, la prima chiesa nel nord-est dell’India (costruita nel 1845), è stata distrutta, e nell’esplosione alcuni sacerdoti sono rimasti feriti. Negozi e case tenute dalle comunità cristiane sono state incendiate. Le 16 bombe che hanno colpito alcune città dell’Assam il 30 ottobre scorso, hanno fatto 70 morti e 300 feriti. Nessuno ha ancora rivendicato la paternità del massacro. Per comprendere i motivi e i problemi dietro tutta questa violenza, AsiaNews ha rivolto alcune domande a p. VM Thomas, direttore esecutivo dell’ Istituto Don Bosco di Guwahati.

Cosa si nasconde dietro questa vicenda?

È stato un “giovedì nero”: un attentato mortale e ben coordinato, che ha portato alla morte più di 60 persone innocenti e 300 feriti. Questo è uno dei peggiori atti terroristici nel nostro Paese ed in particolare nel nord-est. Sono in questa zona da 35 anni e non ho mai visto un azione di questa portata. Il gruppo terrorista che vi sta dietro è un connubio di intelligenza, competenza, e velocità.

Quali sono le questioni fondamentali?

In questo territorio i motivi sono sempre etnici, ma nel caso specifico c’è un po’ di mistero. È molto difficile riuscire a individuare in modo esatto i responsabili, poiché nessuno ufficialmente ha confessato. L’Ulfa [il Fronte unito di liberazione dell’Assam] ha negato ogni coinvolgimento. Forse potrebbe trattarsi dell’Huji [estremisti islamici del Bangladesh] o di qualche gruppo ispirato dall’Isi [i servizi segreti pakistani]. Vi è una sorta di polarizzazione nello Stato, ci sono i conflitti etnici, ma ancora più grave è l’immigrazione clandestina dal Bangladesh. Il Governo non è abbastanza vigile su questi problemi.

Come si è giunti a questo?

Ho vissuto in Assam per 35 anni, e posso dire che sta avvenendo una piena erosione sociale. L’Assam è ricco di risorse naturali, di paesaggi pieni di bellezza. Molte comunità vivono lungo il maestoso Brahmaputra. Qui, una volta, le persone erano tolleranti, e vivevano in armonia con la natura e con gli altri, ma nel corso degli anni, la struttura sociale si è disgregata; buona volontà, fiducia reciproca e tolleranza sono state rimpiazzate dal sospetto fra persone di fede e di etnia diversa. L’immigrazione clandestina dal Bangladesh e l’insofferenza verso questa afflusso, hanno distrutto quella coesione ed il tessuto sociale dell’Assam. Fra i molti problemi vi sono anche amarezze, alienazioni, contrasti: conflitti etnici di interesse, accuse di sfruttamento verso l’amministrazione centrale di Nuova Delhi, disordini linguistici, dispute di confine, sono tutti fattori che contribuiscono a creare tensioni.

Noi salesiani siamo rispettati dall’amministrazione dell’Assam e dalle popolazione, perché attraverso il nostro servizio educativo, proponiamo iniziative di pace nello Stato. C’è bisogno di lavorare per la pace e lo sviluppo. Soprattutto i giovani sono frustrati: mancano industrie, un sistema adeguato di infrastrutture, la  corruzione è dilagante; vi è molta disoccupazione... Le persone hanno bisogno anzitutto di sicurezza, e anche le industrie: nessun investitore si avventura qui a causa di tutti questi problemi  che creano scompiglio nel ritmo quotidiano. Ieri avevamo pianificato di inaugurare l’Università di Don Bosco, ma adesso a causa delle bombe la cerimonia è stata rimandata al 5 dicembre.

(A cura di N.C.)

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