Karnataka, pastore protestante aggredito chiede la protezione del governo

Isaac Samuel, sfuggito a un aggressione mortale il 2 gennaio, rigetta le accuse di istigazione all’odio interreligioso e chiede che il governo gli permetta di pregare in sicurezza. E denuncia l’ingiustizia compiuta dalla polizia contro i nomadi cristiani.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Isaac Samuel, il pastore protestante sfuggito per miracolo a un attentato mortale il 2 gennaio a Davanagere, nel Karnataka, chiede protezione per sé e per i suoi confratelli. Isaac Samuel è stato aggredito da un gruppo di estremisti indù armati di mannaia mentre conduceva un servizio di preghiera a Davanagere. (03/01/2011 Tentato omicidio di un leader cristiano indiano in Karnataka). In seguito i suoi aggressori hanno sporto denuncia contro di lui, affermando che stava compiendo conversioni, e che istigava all’odio religioso. Isaac Samuel ha subìto ferite curate con 11 punti di sutura.

In un'intervista esclusiva ad AsiaNews, egli rigetta le accuse di proselitismo e spiega: “Stavo conducendo un pacifico servizio di preghiera per i nomadi Akki Pikki, che sto seguendo da due anni. Mai in precedenza ho ricevuto accuse di attività di conversione”. “Gli Akki Pikki  - continua - sono tribù nomadi che vivono in un accampamento di squatter e la nostra chiesa è una piccola capanna nella colonia di squatter. Ho sempre e solo detto a questi nomadi dell’amore di Gesù Cristo; la preghiera e l’adorazione danno speranza a questa gente, e per questo sono stato aggredito”.

Isaac Samuel ha poi rivolto un appello: “Vorrei che il governo del Karnataka desse protezione a me e alla mia famiglia, in modo che io possa condurre i servizi di preghiera in tranquillità. E che dia protezione a tutti gli altri pastori cristiani in Karnataka che sono attaccati regolarmente dagli estremisti Hindutva”.

Isaac Samuel ha poi denunciato la collusione della polizia con gli estremisti: “Queste 15 famiglie nomadi con cui stavo pregando sono state cacciate via dalla polizia, subito dopo l’aggressione subita il 2 gennaio. Sono fra le persone più povere e marginalizzate, e hanno vissuto in questo accampamento per dieci anni e anche di più, e la polizia le ha obbligate ad andarsene via, senza dare loro nessun altro posto o rifugio. E’ una grossa ingiustizia verso questa povera gente”.

 

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