Kashmir, arrestato leader cristiano: “fomenta scontri interreligiosi”

Le autorità fermano il rev. Paul Augustine, coordinatore per l’area del Global Council of Indian Christians (Gcic). Il pastore cristiano partecipava a un servizio domenicale. Sajan George, presidente dell’associazione: “La legge della maggioranza prevale. Dove chi è più numeroso impone il suo credo e le sue pratiche, le minoranze sono in pericolo”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Il rev. Paul Augustine, coordinatore per il Kashmir del Global Council of Indian Christians (Gcic), è stato arrestato ieri a Srinagar mentre stava partecipando a un servizio domenicale. Il leader cristiano è ora in prigione con l’accusa di “fomentare scontri interreligiosi”. La famiglia e la comunità cristiana sono preoccupate per la sua vita, dal momento che le accuse mosse contro di lui sono false. A denunciare l’accaduto ad AsiaNews è Sajan George, presidente del Gcic, che chiede di “pregare” affinché la vicenda trovi una rapida soluzione.

Accompagnata da alcuni intellettuali islamici, la polizia del Jammu e Kashmir è piombata nel campo Crp di Srinagar, dove si stava svolgendo la funzione, e ha portato via il pastore cristiano. Il rev. Augustine è stato arrestato in base alle sez. 153 e 295 del Ranbir Penal Code, il Codice penale in vigore nel Jammu e Kashmir (l’equivalente del Codice penale indiano, ndr).

“In India – sottolinea ad AsiaNews Sajan George – la minuscola popolazione cristiana si trova fra l’incudine e il martello. La legge della maggioranza prevale e, laddove chi è più numeroso impone il suo credo e le sue pratiche, le minoranze sono in pericolo. I cristiani sono perseguitati dalla maggioranza indù in altri Stati indiani e dai musulmani in Kashmir. Mentre la Costituzione dell’India garantisce libertà religiosa, in realtà a prevalere sono i livelli di tolleranza percepiti dalle comunità di maggioranza”.

Su una popolazione di oltre 1,2 miliardi di persone, l’80,2% è indù, il 13,4% musulmano, il 2,3% cristiano. Il Jammu e Kashmir è l’unico Stato a maggioranza islamica dell’India (67%) e l’unico “a statuto speciale”, ovvero con una Costituzione, un Codice penale e una bandiera propri.

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