Kashmir: morto Syed Ali Geelani, politico separatista

Stamane i funerali. Il governo indiano ha inviato l'esercito e bloccato il traffico dati per sedare eventuali proteste. Al-Qaeda ha inserito il Kashmir tra i territori che dovranno essere riconquistati con il jihad globale. Anas Haqqani, tra i principali capi talebani, ha assicurato che il nuovo governo afghano non interverrà nella regione. Gli estremisti si presentano moderati perché hanno bisogno di sostegno internazionale e finanziamenti.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Syed Ali Geelani è morto all’età di 92 anni nella sua casa a Srinagar dopo una lunga malattia. Storico politico per l’indipendenza del Kashmir, regione a maggioranza musulmana contesa da Pakistan e India, negli ultimi 11 anni era rimasto agli arresti domiciliari per la sua opposizione al governo indiano. Sebbene agisse per l’indipendenza della regione, era a favore di una sua fusione con il Pakistan. La sua sepoltura è avvenuta stamane.

Le autorità indiane, che amministrano Srinagar, principale città del Kashmir, hanno inviato l’esercito sul posto. I soldati di Delhi hanno circondato la casa di Geelani con barriere di filo spinato e hanno sospeso il traffico dati su internet. Non sono misure insolite per il Kashmir nei momenti di tensione. Anche se India e Pakistan amministrano zone diverse della regione, dalla partizione del 1947 i due Paesi rivendicano l’intero territorio. L’organizzazione politico-religiosa fondata da Geelani, Jamaat-e-Islami, nel 2019 è stata messa al bando dal primo ministro indiano Narendra Modi. Fino al 2020 Geelani è stato presidente della All Parties Hurriyat Conference, che riunisce una dozzina di partiti separatisti.

Nei giorni scorsi al-Qaeda ha inserito il Kashmir in una lista di territori che dovranno essere liberati attraverso il jihad globale. “Con l’aiuto di Dio questa storica vittoria [dei talebani in Afghanistan] permetterà ai musulmani di raggiungere la liberazione dal dominio distopico dei tiranni che sono stati imposti sul mondo islamico dall’Occidente”, ha riferito al-Sahab, il canale di comunicazione ufficiale di al-Qaeda in Pakistan e Afghanistan.

Nell’elenco figurano anche il Levante e il Maghreb islamico, ma mancano lo Xinjinag e la Cecenia. Con ogni probabilità perché la Russia e la Cina non hanno chiuso le loro ambasciate a Kabul e si sono dimostrate disponibili a sostenere i talebani. I fondamentalisti afghani si presentano come ambasciatori di pace (così scrivono sui loro profili Twitter), ma secondo diversi osservatori si mostrano in realtà moderati perché hanno bisogno di legittimità internazionale e aiuti finanziari. Le trattative per formare il nuovo governo sono terminate e secondo Muhammad Jalal, tra i principali esponenti del gruppo, l’esecutivo sarà annunciato domani dopo la preghiera del venerdì.

La riconquista talebana dell’Afghanistan ha galvanizzato i gruppi estremisti della regione, compresi quelli che operano nel Kashmir. Il più noto tra quelli affiliati ad al-Qaeda è Ansar Ghazwat-ul-Hind, ma negli ultimi giorni sono sorti anche gruppi minori che hanno giurato fedeltà (bay’a) ai talebani. Nel Kashmir sono attive anche due organizzazioni sostenute dai servizi segreti pakistani, Jaish-e-Mohammad (che come i talebani si rifà al movimento deobandi) e Lashkar-e Taiba. 

L'attuale situazione di tensione suscita preoccupazione in India. Anas Haqqani, figlio più giovane del fondatore della omonima rete alleata dei talebani, durante un'intervista trasmessa da CNN-News18 ha detto che non darà sostegno al Jaish-e-Mohammad e al Lashkar-e Taiba perché non vuole interferire negli affari kashmiri. Allo stesso modo, ha poi aggiunto Haqqani, si aspetta che anche i Paesi vicini (l'India) non si intromettano nelle questioni di politica interna del nuovo Emirato islamico.

Nei giorni scorsi Sher Mohammad Abbas Stanikzai, il capo dell'ufficio politico talebano a Doha, aveva dichiarato che il nuovo Afghanistan vuole “mantenere rapporti stretti con l'India, soprattutto nell'economia e negli scambi commerciali”. Stanikzai aveva ventilato anche la possibile apertura di una via commerciale terrestre attraverso il Pakistan, perché nonostante i problemi politici, l'India resta un partner commerciale di primaria importanza.

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