La Chiesa indiana “scettica” verso i registri delle nascite

Il disegno di legge che intende frenare l’interruzione di gravidanza per i feti di sesso femminile, è solo un metodo per indiretto per attuare il controllo delle nascite. Negli ultimi 20 anni oltre 10 milioni gli aborti di feti femminili.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – “Temo che la nuova proposta di legge del Governo sia un via indiretta per attuare il controllo della popolazione permettendo, al contempo, di procedere ad una statistica delle nascite e della crescita numerica dei vari gruppi religiosi del Paese”. Mons. Bernard Moras, presidente della Commissione per la tutela della salute della Conferenza episcopale indiana, è scettico circa la proposta di Renuka Chowdhury, ministro indiano per lo Sviluppo delle donne e del bambino, secondo la quale le donne incinte potranno iscriversi ad un apposito registro predisposto dal Governo e chiederne il permesso per sottoporsi alla pratica dell’aborto.

Per il ministro indiano la legge intende fermare il continuo aumento di interruzioni di gravidanze fra i feti di sesso femminile e sottolinea che essa potrà essere applicata solo in “circostanze ben specifiche”, sebbene non abbia chiarito quali esse siano. In India la selezione del sesso del nascituro e l’aborto selettivo sono proibiti per legge dal 1994: nonostante ciò secondo l’ultimo censimento nazionale per 1000 ragazzi ci sono solo 927 ragazze e il numero di maschi è in continuo aumento.

La Chiesa cattolica indiana teme che possa essere funzionale ad un “controllo” delle nascite, legalizzando inoltre l’aborto (interruzione medica della gravidanza), pratica giudicata “immorale” e “contro la vita”. Mons. Moras sottolinea inoltre che essa non aiuterebbe le donne nei casi di gravidanza “illegale” o “illegittima”, le quali saranno costrette a chiedere l’aiuto di “ciarlatani” mettendo così in grave pericolo la propria salute e quella del nascituro. I centri avviati dalla Chiesa, al contrario, si prendono cura di queste donne più sfortunate trattandole “con dignità” e aiutandole a “portare a termine la gravidanza” in tutta sicurezza anche nelle zone più remote e arretrate del Paese. Le religiose seguono specifici corsi di formazione nel settore medico e accompagnano passo passo le donne gravide, senza distinzione di credo religioso o di casta: questo ha permesso di aumentare il tasso di natalità e di abbattere le morti da parto anche nelle zone più povere.

Diverso il parere di Michelle Fonseca, ostetrica e ginecologa del Lokmanya Tilak Municipal General Hospital di Mumbai – meglio conosciuto come “Sion Hospital” – che accoglie con favore la proposta del ministro della Sanità: in un’intervista ad AsiaNews il medico sottolinea che “essa rappresenta un approccio pratico e razionale ai diversi problemi legati alla gravidanza e al parto”. “Ogni giorno assistiamo circa 40 donne partorienti, molte delle quali presentano complicazioni quali rottura dell’utero o emorragie: dal mio punto di vista la registrazione permetterebbe di prevenire le gravidanze a rischio, grazie alla somministrazione tempestiva di ferro, calcio e fornendo assistenza medica primaria, fondamentale per la salute della madre e del nascituro. Essa inoltre consentirebbe di scongiurare il feticidio femminile, pratica barbara e assai diffusa nel Paese”

Secondo studi recenti pubblicati dalla rivista medica britannica The Lancet in India negli ultimi 20 anni sono stati soppressi oltre 10 milioni di feti femminili; esperti indiani affermano invece che il numero di questo tipo di aborti si aggira sui 5 milioni.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000