La tragedia dei bambini, la forza e la solidarietà delle religioni

La tragedia dei bambini, la forza e la solidarietà delle religioni

Chennai (AsiaNews) – Il governo indiano ha dichiarato che i morti dello tsunami finora accertati sono 7.330. I dispersi sarebbero oltre 7 mile, dei quali 4 mila nelle isole Andaman e Nicobar, e 3 mila nella zona sudorientale. In molte zone delle 2 isole, che contano 350 mila abitanti, non sono ancora state ristabilite normali comunicazioni. 

Nel frattempo si temono che il paese venga colpito da altri tsunami: il governo del Kerala (costa sudovest) ha chiesto agli abitanti della fascia costiera di restare in allerta.

Il primo ministro Manmohan Singh è arrivato ieri sera nelle zone colpite dal sisma: oggi è in visita a Colochal, nel Tamil Nadu, mentre domani si sposterà nel Kerala.

Colpisce il numero dei bambini uccisi dal terremoto: a Cuddalore, nel Tamil Nadu (lo stato più colpito, con 6 mila morti), ci sono state oltre 400 vittime. La tradizione indù vuole che i cadaveri degli adulti vengano bruciati, mentre i corpi dei bambini morti siano sepolti. A Cuddalore il numero delle fosse supera quello dei roghi. Migliaia sono i bambini orfani, ora in pericolo di ammalarsi di tifo, colera e malaria.

La tragedia dello tsunami ha spinto molte persone a pregare e a recarsi in chiese, templi e luoghi religiosi: decine di uomini e donne si sono riunite a pregare nello storico santuario mariano di Nostra Signora di Vailankanni che si staglia nella devastata costa del Tamil Naud. Il giorno dello tsunami circa 2 mila fedeli cattolici stavano partecipando alla messa festiva mentre si è alzata l'onda anomala: quelli all'interno del santuario sono rimasti illesi; quelli all'esterno sono stati spazzati via dalla furia delle onde.

A Nagapattinam, sempre nel Tamil Nadu, i musulmani stanno affollando le moschee e gli indù si recano ai templi per accendere i lumi nella speranza di lenire il proprio dolore. La tragedia ha avvicinato comunità religiose diverse: il responsabile della locale moschea, Mohammed Khalifa Sahib, ha detto di aver "aperto le porte della casa di Dio a tutti. Ci sono tanti indù qunati musulmani ospiti nella nostra moschea". A Cuddalore, la seconda città del Tamil Nadu con più vittime, la moschea locale è diventata un centro di raccolta per i pescatori del posto, in larga parte indù e cristiani. La comunità islamica distribuisce latte ad alcune centinaia di bambini e cibo ai sopravvissuti. Circa 3 mila musulmani stanno curando 10 mila indù e cristiani in improvvisati campi di raccolta nelle scuole locali. (LF)

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