Le suore ferite: "Contente di testimoniare che Dio è amore e perdono"

Le religiose di Madre Teresa già oggetto di violenza in molte parti del mondo

Calcutta (AsiaNews) – Le suore di Madre Teresa attaccate in Kerala si sono dette "contente per aver avuto la possibilità di testimoniare che Dio è amore e perdono". Lo ha detto ad AsiaNews suor Cristine, a nome della Missionarie della Carità, raggiunta telefonicamente a Calcutta.

Le 4 suore, che, sabato, insieme con 2 preti missionari di Madre Teresa erano stati attaccati da fondamentalisti indù mentre stavano entrando in un villaggio del distretto di Kozhikode, nel Kerala ed avevano riportato ferite e tagli, sono state tutte dimesse dall'ospedale. "Le sorelle hanno perdonato chi ha fatto loro del male" afferma suor Cristine. "Quanto è avvenuto non fermerà il loro impegno per i poveri e i bisognosi: lo hanno detto loro stesse".

Suor Shallet – una delle religiose attaccate - ha raccontato di essere stata trascinata fuori dal veicolo sul quale stava viaggiando: "Ci hanno picchiate con spranghe e hanno minacciato di ucciderci se entravamo nel villaggio" ha detto la suora, contusa alla testa. La superiora, suor Kusumam - anche lei ferita al capo - ha affermato che le religiose non vogliono intraprendere nessuna azione legale contro gli autori delle violenze: "Ma vogliamo sapere perché ci hanno fatto questo". Gli assalitori hanno accusato le suore di convertire gli indù del villaggio, ma le religiose dichiarano di andare in case di indù e musulmani per portare aiuto e di non aver mai convertito nessuno: "Aiutare le famiglie povere è convertire?" si è chiesta suor Shallet.

La reazione delle suore a Calcutta alla notizia dell'attacco alle consorelle del Kerala è stata la preghiera: "Quando abbiamo saputo della notizia, la nostra prima reazione è stata pregare: per le nostre sorelle ferite e per coloro che hanno compiuto questo" ha concluso sr. Cristine.

Le suore di Madre Teresa svolgono la loro missione "in situazioni e luoghi difficili", come ha affermato sr. Nirmala, erede di Madre Teresa e superiora delle missionarie della Carità. Negli ultimi anni le suore con il sari sono state oggetto di violenze in diversi Paesi e alcune di loro sono state uccise per il loro impegno disinteressato in favore dei poveri.

Nel 1998 sr. Tilia e suor Anetta, indiane, e sr. Michaela, filippina sono state uccise a Hodeida nello Yemen, mentre si recavano alla loro casa per i malati e i moribondi. "Quando sono andata a trovarle - racconta sr. Nirmala - ho chiesto loro se volevano continuare la fondazione o chiuderla. Tutte risposero che volevano continuare. Due sorelle molto giovani, che volevamo trasferire, sono state le prime a supplicare di poter rimanere. E anche i poveri di tutte le nostre case nello Yemen mi hanno chiesto di non portare via nessuna suora".

Nel 1999 in Sierra Leone 6 Missionarie della Carità sono state rapite e prese in ostaggio a Freetown. Tre furono uccise subito: sr. Maria, indiana, suor Carmeline, keniana e suor Swewa, bengalese. "La quarta [suor Hindu, indiana], dopo essere stata colpita, ha perdonato il suo feritore. È morta due settimane dopo a causa delle ferite riportate" ricorda sr. Nirmala.

Un fratello dei Missionari della Carità è stato ammazzato nel marzo 1998 a Novada, nel Bihar (nord dell'India) mentre trasportava medicinali e cibo verso la città di Patna. Luke Puttaniyil, indiano, 46 anni, era originario del Kerala e da un anno era membro dei fratelli missionari della Carità.

Oggi le Missionarie della Carità sono più di 4 mila, fra suore attive e contemplative, provenienti da 80 nazioni. Sono presenti in 130 Paesi con 697 case, di cui 222 in India.

I cristiani nel Paese sono 24 milioni, il 2,3% della popolazione; i cattolici 16 milioni. Oltre il 30% delle istituzioni caritative nel Paese sono gestite da cristiani, in particolare case per lebbrosi, poveri, anziani, persone abbandonate e senza tetto. (LF)

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