Lenin Raghuvanshi: la testimonianza di Benedetto XVI, vitale per il futuro del mondo

L’attivista ripercorre il contributo del papa alla comunità internazionale. La strenua difesa della dignità dell’uomo e della libertà religiosa, fondamento di ogni democrazia. La scoperta di Raghuvanshi, grazie a Benedetto XVI, che “Dio parla di amore e compassione, si prende cura dei poveri e lotta contro le ingiustizie” e per questo non può essere odiato.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - "Per il futuro dell'umanità, è vitale che il mondo presti attenzione agli insegnamenti di questo grande leader spirituale, che indica il cammino che tutti noi dobbiamo seguire per il bene di ogni popolo e nazione". Ne è convinto Lenin Raghuvanshi, direttore del People's Vigilance Committee on Human Rights a Varanasi, che ad AsiaNews parla del contributo di Benedetto XVI alla comunità internazionale. L'attivista si definisce "agnostico" e non più ateo, perché proprio grazie alla testimonianza del papa ha approfondito la sua conoscenza di Cristo e dell'amore di Dio.

"Quando è stato eletto nel 2005 - ricorda - tutto il mondo considerava Benedetto XVI un uomo tradizionale. Al contrario delle aspettative ha segnato una continuità con Giovanni Paolo II, approfondendo e valorizzando il lavoro del suo predecessore. Attraverso la sua dottrina e i suoi insegnamenti, egli ha dato significato all'essere guida spirituale, dibattendo dei problemi sociali e del crescente divario tra ricchi e poveri".

Per Raghuvanshi, questo papa è stato "un coraggioso difensore dei diritti umani e della dignità dell'uomo. Rivolgendosi alle Nazioni Unite, egli ha espresso un concetto illuminante: la superiorità del bene comune. L'uguaglianza non può esistere senza onestà, e questo non si limita solo alla giusta distribuzione delle risorse. Invece, deve essere rafforzata con le azioni concrete e quotidiane di tutti".

Secondo l'attivista, il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2011, "Libertà religiosa, via della pace", è stato di grande importanza per l'India. "Ogni volta che questo diritto non viene rispettato - sottolinea - ci troviamo davanti a forme di fascismo che distruggono la laicità della democrazia. Quando accade in India, significa demolire l'unità e l'integrità di questo Paese, perché la libertà religiosa è alla base di ogni democrazia".

Di origini indù, Raghuvanshi era diventato ateo "perché la religione in cui sono nato e cresciuto ha creato il sistema delle caste, in cui i dalit sono considerati 'intoccabili'. Come può una religione definire tale un altro essere umano?". Tuttavia, proprio la figura di Benedetto XVI ha spinto l'attivista indiano a interessarsi al cristianesimo. Oggi è agnostico, perché "è grazie agli insegnamenti del Santo Padre che ho capito di non essere contro Dio. Questo Dio che parla di amore e compassione, di dignità umana e di diritti per tutti; che si prende cura dei poveri e lotta contro le ingiustizie; che attraverso la carità si occupa dei malati e degli oppressi". 

 

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