Libia, 65 infermiere indiane nell'inferno di Tripoli: Fateci tornare a casa

Le donne temono per la loro vita, con il riaccendersi delle violenze tra esercito e islamisti. Nell'ultima settimana nella capitale sono morte 97 persone e 404 sono state ferite. Più di 1.000 cittadini indiani lavorano in Libia.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) - Un gruppo di 65 infermiere indiane è intrappolato a Tripoli, in Libia, dove nell'ultima settimana gli scontri tra esercito e islamisti hanno prodotto 97 morti e 404 feriti. Le lavoratrici - tutte originarie del Kerala - chiedono di rientrare "immediatamente" a casa.

Più di 1000 cittadini indiani lavorano a Tripoli e Bengasi, zone calde dei combattimenti. In un centro medico della capitale sono impiegate più di 350 infermiere di nazionalità indiana.

P. Sudeep, funzionario del dipartimento Non-Resident Keralites' Affairs dello Stato dell'India meridionale, spiega che in totale 120 infermiere "e altri lavoratori" in Libia hanno chiamato il loro ufficio, per cercare di tornare a casa. Di queste "65 hanno chiesto il rimpatrio immediato".

Oomen Chandy, chief minister del Kerala, ha parlato con il ministro degli Affari esteri Sushma Swaraj e "le ha chiesto di organizzare la loro evacuazione".

Il problema è che l'aeroporto di Tripoli è chiuso. Quello più vicino si trova a Mitiga, a 15 chilometri di distanza.

Nel 2011 - nel pieno delle violenze che hanno portato alla caduta del colonnello Muammar Gheddafi - il governo centrale dell'India ha condotto una massiccia operazione di recupero per evacuare migliaia di cittadini dalle zone colpite dal conflitto. 

 

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