Cuttack-Bhubaneswar (AsiaNews) – “Le vittime cristiane di Kandhamal meritano maggiori risarcimenti”. Lo afferma ad AsiaNews mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, a sostegno del memorandum presentato oggi da alcuni leader cristiani dell’Orissa. Nel documento essi chiedono al governo statale che venga applicata la sentenza della Corte suprema dell’India. Nell’agosto 2016 i giudici hanno stabilito che le vittime dei pogrom scatenati in Orissa nel 2008 dai radicali indù devono ricevere ricompense più elevate. Finora, lamentano i leader religiosi, ancora non è stata distribuita alcuna somma, anche se “i soldi sono già nelle casse dell’amministrazione del distretto”.
Il memorandum è stato consegnato a Drunda D, esattrice delle tasse di Kandhamal. La funzionaria ha ricevuto in forma privata alcune tra le più note personalità cristiane dello Stato: Paul Pradhan, leader dei cristiani tribali; Klesha Pradhan, segretario generale a Kandhamal della Church of North India, che raduna le maggiori Chiese protestanti dell’India settentrionale; il rev. Sushant Nayak, moderatore della Kandhamal Baptist Church; p. Ajaya Kumar Singh, sacerdote dell’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar.
Il documento riporta varie disposizioni del verdetto dei giudici supremi, finora rimaste lettera morta. Tra queste, le quote aggiuntive di risarcimento: 300mila rupie (3.900 euro) per ogni vittima, oltre a quelle già versate in passato; 30mila rupie (392 euro) per le ferite permanenti e 10mila (circa 131 euro) per quelle meno gravi; 70mila rupie (915 euro) per le case distrutte.
I leader cristiani ricordano che la Corte ha imposto la riapertura dei 315 casi registrati – e mai perseguiti – di violenze settarie, così come nuove indagini per i processi che non hanno portato ad alcun verdetto. Su 362, solo 78 sono giunti a sentenza.
I cristiani, dichiara mons. Barwa, “vogliono la pace, ed è per questo che si battono con il governo dell’Orissa”. A proposito dei sette cristiani incolpati ingiustamente dell’omicidio dello swami Laxamanananda, che nel 2008 ha scatenato la scintilla di quelle violenze, l’arcivescovo riferisce: “Sono tutti ancora in carcere. Il loro caso è affidato a bravi avvocati, che stanno facendo del loro meglio per il rilascio. Preghiamo affinchè essi possano tornare presto dalle loro famiglie”.










