Mumbai, consegnato a p. Tom Uzhunnalil il premio Madre Teresa 2017

La cerimonia si è svolta ieri. Al salesiano rapito in Yemen riconosciuti “l’impegno e la dedizione” del proprio lavoro in “un luogo di grande pericolo”. P. Tom: “Le guerre non sono la soluzione”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – P. Tom Uzhunnalil, il salesiano rapito ad Aden nel 2016 e liberato a settembre grazie all’intermediazione del Sultano dell’Oman, ha ricevuto il premio Madre Teresa per l’edizione del 2017. La cerimonia di consegna si è svolta ieri a Mumbai. Il sacerdote è stato scelto per la sua “compassione”, “l’impegno e la dedizione” nel proprio lavoro in “un luogo di grande pericolo”. Ad AsiaNews egli dichiara: “Sono un sacerdote cattolico e salesiano di don Bosco, che lavora per i giovani e gli emarginati. Mi era stata data l’opportunità di servire la missione in Yemen. Dio ha una missione per ognuno di noi. Il mio grazie sincero va a tutti coloro che hanno pregato per me – indù, cristiani e musulmani – e a quelli che amano l’umanità”.

Lo scorso ottobre erano stati resi noti i nomi dei vincitori del premio di quest’anno. Abraham Mathai, presidente della Harmony Foundation, l’organizzazione che dal 2007 conferisce il riconoscimento alla memoria della santa di Calcutta, afferma: “P. Tom viene premiato per il suo esempio ispiratore di umanità compassionevole e per aver continuato a lavorare alla casa per anziani delle Missionarie della Carità in Yemen, nonostante avesse avuto la possibilità di lasciare il Paese. Noi lodiamo la dedizione e l’impegno di p. Tom per il lavoro in un luogo di grande pericolo, dove i suoi colleghi sono stati assassinati a sangue freddo”.

P. Tom era stato rapito il 4 marzo 2016 nella casa per anziani delle suore di Madre Teresa ad Aden. Nell’attacco di probabili qaedisti, sono state uccise quattro suore e altre 12 persone. Secondo il sacerdote, “le guerre non sono la soluzione. Noi siamo fatti a immagine di Dio e possiamo vedere il Signore nel nostro vicino, ed essere come fratelli e sorelle”.

Alla domanda se abbia mai pensato di paragonare la propria esperienza a quella di san Massimiliano Kolbe [il francescano che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz – ndr], p. Tom risponde con semplicità: “Non mi è mai venuto in mente”. A quella sulla “notte oscura dell’anima” [il periodo di tristezza, paura, angoscia, confusione e solitudine di avvicinamento a Dio, considerato indispensabile per rinascere – ndr], il salesiano non ha dubbi: “Non so se fosse oscura…ma per me di sicuro è sempre stata luminosa”.

Nonostante il periodo di sofferenze e privazioni trascorso nelle mani dei suoi rapitori, p. Tom infonde calma e serenità. Acconsente a scattare fotografie con i presenti e rivolge un sorriso affettuoso a chiunque lo saluti. “Ringrazio il Signore per tutto”, conclude.

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