Mumbai: La Chiesa indiana è sempre a favore della vita

Fa scalpore la sentenza dell’Alta corte locale che di fatto sdogana l’eugenetica. I giudici consentono l’aborto oltre le 20 settimane di gravidanza, se a rischio vi è la vita della madre o del bambino e se il feto presenta malformazioni. Le suore di Madre Teresa accolgono i bambini con disabilità, scartati dalle famiglie.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Sta suscitando scalpore una sentenza dell’Alta corte di Mumbai che di fatto sdogana l’eugenetica. Emesso il 4 aprile, il giudizio stabilisce che un medico può praticare l’aborto oltre le 20 settimane di gravidanza senza chiedere il permesso del tribunale, se esso serve a salvare la vita della madre e quella del bambino. I giudici stabiliscono inoltre che l’interruzione della gestazione è consentita anche in caso di malformazioni del feto. Ad AsiaNews Ninette Lobo, direttrice della Commissione per la vita umana (Dhlc) dell’arcidiocesi di Mumbai, afferma: “La vita umana è sacra. Essa è un dono di Dio, dal concepimento fino alla morte naturale”.

In India la legge stabilisce che si può abortire fino alla 20ma settimana di gravidanza in caso di malattie fisiche e mentali del nascituro. Tuttavia le pratiche abortive sono servite negli ultimi anni soprattutto per i feticidi selettivi delle femmine, considerate un peso dalle famiglie. Si calcola che in tutto il Paese siano almeno 63 milioni le bambine “scomparse”, cioè mai nate, e due milioni di piccole “disperse” ogni anno a causa di aborti, malattie, non curanza e malnutrizione.

Secondo il dott. Pascoal Carvalho, medico indiano di Mumbai e membro della pontificia Accademia per la vita, “il magistero della Chiesa cattolica afferma il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana. Abortire al primo giorno o alla 20ma settimana è sempre e solo omicidio”. Poi continua: “Si parla tanto del diritto di scelta della donna, ma che dire dei diritti dei bambini mai nati?”.

La signora Lobo evidenzia che “la vita umana è minacciata su molti fronti. Per questo la commissione arcidiocesana organizza seminari e programmi per sostenere il valore e la santità della vita. Nelle chiese dell’arcidiocesi abbiamo anche eretto monumenti ai bambini mai nati”.

Per quanto riguarda l’aspetto eugenetico, quello della malformazione del feto, aggiunge: “Comprendiamo il dolore della madre e proviamo compassione per il bambino affetto da disabilità mentali. Ma l’aborto è sempre l’omicidio di un nascituro indifeso. Le innovazioni tecnologiche dovrebbero essere usate per proteggere e difendere la vita, invece purtroppo sono abusate”.

Il dott. Carvalho fa notare che esistono realtà che si occupano proprio dei bambini disabili, come i centri Shishu Bhavan delle suore di Madre Teresa. “Qui vengono accolti i piccoli non voluti. Nel centro di Mumbai ci sono 30 minori al di sotto dei 10 anni; in quello di Asha Dhan sono ospitati 65 ragazzi non ancora maggiorenni che hanno bisogno di assistenza speciale”.

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