Mumbai, una catena umana per la pace lunga 120 chilometri

All’iniziativa hanno aderito esponenti di oltre 100 organizzazioni, professionisti, studenti e semplici cittadini che protestano in maniera silenziosa e pacifica contro le violenze. Attivisti promuovono progetti a lungo termine per sconfiggere la logica dell’odio. Prete cattolico lancia un messaggio di “pace, amore e unità”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Una manifestazione silenziosa di migliaia di cittadini di Mumbai, ha dato vita ad una catena umana per protestare contro gli attentati che hanno colpito la città il 26 novembre scorso e la crescente violenza nel Paese. Dalle 12 alle 12.15 di oggi a Mumbai i membri di oltre 100 organizzazioni fra cui sindacati, comitati studenteschi, attivisti per la pace, il movimento femminile Mahila Mandals e altri gruppi a tutela delle minoranze hanno dato vita a un lungo cordone lungo circa 120 km, che ha collegato la periferia settentrionale di Vasai-Virar con la zona a sud della metropoli. Fra i punti più significativi toccati dalla manifestazione vi sono le scene teatro del massacro: la Nariman House, dove è avvenuto l’assassinio di sei esponenti della comunità ebraica fra i quali il rabbino capo, il Taj Mahal Palace, il Tower hotel e l’Oberoi Trident hotel.

I manifestanti, ciascuno mano nella mano, hanno voluto ribadire la necessità di abbattere le barriere sociali e culturali, le divisioni etniche e linguistiche, chiedendo inoltre più impegno ai politici e agli amministratori del Paese negli affari di governo. “Davanti a immani tragedie – sottolinea Shanti Patel, esperto sindacalista e veterano nella lotta per la libertà – vi sono reazioni dettate dall’istinto e strategie a lungo termine. La catena umana è una parte delle iniziative a lungo termine per combattere il terrorismo e stabilire una pace duratura”.

P. Savio Fernandes, cancelliere dell’arcidiocesi di Mumbai, spiega ad AsiaNews di aver aderito all’iniziativa per ribadire “che siamo tutti una cosa sola e non permetteremo a terroristi o politici machiavelliani di dividerci o istillare l’odio nei nostri cuori, per motivi di fede o religione”. “Vogliamo mandare – continua p. Fernandes – un messaggio di pace, amore e unità a tutti. Voglio inoltre mandare un messaggio personale ai terroristi di tutto il mondo e alle organizzazioni del terrore, come il Lashkar-e-Taiba o la brigata Saffron: non riuscirete a dividerci o a indebolirci”.

Alla catena umana hanno partecipato anche moltissimi studenti. AsiaNews ha raccolto la testimonianza di Sophhiya Carvalho, studentessa del Collegio di San Giuseppe: “La piaga del terrorismo ha infettato la nostra società, minando la pace e la fiducia fra le comunità”. “I recenti attacchi – continua la ragazza – hanno causato centinaia di morti e feriti. Il terrorismo deve finire, noi tutti amiamo il nostro Paese e la nostra città. A noi, generazioni future, il compito di lavorare per la pace e la ricostruire la nazione”. 

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