Nagapattinam: il governo ancora assente nella ricostruzione post tsunami

Rettore del santuario di Vailankanni: "Oltre il 70% dei progetti in corso è opera di Chiesa e Ong". La visita di Clinton in India, "rapida e senza frutti per la popolazione".

di Nirmala Carvalho

Nagapattinam (AsiaNews) – La ricostruzione di case permanenti per le vittime dello tsunami nell'India meridionale è ferma. Intanto le piogge monsoniche sono alle porte e la necessità di abitazioni sicure si fa sempre più urgente. A denunciarlo è p. John Joseph, segretario della diocesi di Thanjavur. A lui fa eco il rettore del santuario di Vailankanni, che ad AsiaNews commenta la recente visita dell'inviato speciale Onu Bill Clinton, come "rapida" e "senza frutti" per la popolazione locale.

"Sono trascorsi 5 mesi dallo tsunami - racconta p. Joseph - disponiamo di generose donazioni in denaro, ma il governo ci chiede di aspettare l'assegnazione dei terreni prima di poter avviare la ricostruzione". Il sacerdote spiega che "la Chiesa continua i suoi progetti in favore della vittime, che però ora dovranno affrontare la stagione dei monsoni in rifugi temporanei".

"La recente visita di Clinton a Nagapattinam (27 maggio) – dice p. Xavier, rettore del santuario mariano colpito dal disastro del 26 dicembre - non ha portato alcun frutto o miglioramento alla gente locale". "La visita dell'ex presidente Usa è durata appena un'ora - racconta - ha incontrato i responsabili finanziari e amministrativi del distretto, ha visitato alcuni centri di produzioni artigianali ed è partito".

Anche i lavori di restauro nel santuario mariano sono ancora da avviare. Il rettore spiega che manca il denaro: "Tutte le donazioni per il santuario sono state utilizzate per aiutare la gente, ma ora è necessario raccogliere altri fondi per le riparazioni. Le colonne della chiesa hanno avuto gravi danni per l'enorme impatto dello tsunami".

P. Xavier conclude ricordando che nella zona più del 70% dei progetti di ricostruzione è opera  della Chiesa cattolica e delle Ong. Lo conferma anche p. Joseph. "Nel distretto di Nagapattinam – dove sono morte oltre 6 mila persone per lo tsunami - abbiamo creato scuole e un centro informatico". I progetti di istruzione sono rivolti soprattutto alle donne: "Insegniamo loro attività artigianali, come fabbricare candele e manufatti in terracotta, per renderle indipendenti economicamente e proteggerle dai  soprusi degli uomini della comunità". 

Le donne e le ragazze più grandi, quelle che hanno finito la scuola secondaria, si iscrivono poi al Centro informatico. "Sono molto interessate a imparare l'uso dei computer – dice il segretario della diocesi - questo dà loro maggiore sicurezza e la possibilità di ottenere almeno un lavoro da impiegate."

"Un altro progetto – conclude p. Joseph – è la costruzione di un nuovo orfanotrofio per i bambini dello tsunami, possibili vittime dell'avidità di parenti, attratti dai sussidi governativi".

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