Nagpur, Covid-19: ossigeno anche per l'ospedale dei poveri

Arrivati due ventilatori e due concentratori al St. Joseph, l'ospedale diocesano che in una delle zone con più contagi assiste le popolazioni rurali. Mons. Gonsalves: "Ogni casa è colpita e la gente non ha il denaro per curarsi".

di Nirmala Carvalho

Nagpur (AsiaNews) - Due ventilatori e due concentratori di ossigeno anche per l'ospedale dei poveri. Li ha benedetti ieri l'arcivescovo di Nagpur, mons. Elias Gonsalves, al St. Joseph Hospital. La struttura sanitaria diocesana è situata in un'area del Maharashtra tra le più colpite dalla nuova terribile ondata del Covid-19. Un piccolo segno di speranza in India che, pur con dati leggermente in frenata negli ultimi giorni, continua a soffrire molto a causa della pandemia: ancora ieri sono stati registrati ufficialmente 276.110 nuovi casi di positività e 3.874 nuove morti a livello nazionale.

Il St. Joseph è un ospedale della periferia di Nagpur, che svolge il suo servizio soprattutto per le popolazioni rurali più bisognose. Già dal 1 maggio - a fronte della situazione sempre più grave – aveva aperto un proprio reparto per i malati di Covid-19. Ma l'ospedale diocesano era dotato solo di infrastrutture e dispositivi medici di base: non era attrezzato con ventilatori, concentratori di ossigeno e medicine per la cura del Covid-19. Per questo mons. Gonsalves ha fatto appello al ministro dei Trasporti del governo centrale, Nitin Gadkari, il cui collegio elettorale è proprio a Nagpur. E grazie al suo intervento le attrezzature sono arrivate al St. Jospeh, e da ieri sono al servizio dei pazienti.

“L'ospedale – spiega ad AsiaNews mons. Gonsalves - gestisce anche un centro per la quarantena e offre pasti gratuiti ai pazienti e quanti li servono. Attualmente tra i ricoverati abbiamo 50 persone povere che dipendono dalla nostra attività caritativa”.

Con i suoi 2,41 milioni di abitanti Nagpur è uno dei centri più colpiti dal Covid-19 nel Maharashtra. “La pandemia - spiega un funzionario locale della sanità - qui è entrata nella fase molto pericolosa della diffusione comunitaria. Nel distretto di Nagpur nelle ultime 24 ore si sono registrati 6.364 nuovi casi di positività e 113 pazienti morti. In totale quest'area ha già registrato 329.470 persone contagiate e 6.386 morti”.

Un quadro drammatico che mons. Gonsalves conferma ad AsiaNews: “Nagpur è molto colpita. La sua popolazione è composta principalmente di lavoratori a giornata, domestici, muratori, operai non qualificati a basso reddito. La malattia è entrata in ogni casa e la gente non ha il denaro per curarsi. Ci sono lunghe code fuori dagli ospedali e la gente muore aspettando il proprio turno. L'attesa dura come minimo quattro giorni e anche quando il paziente viene ammesso in ospedale, i mezzi a disposizione spesso non sono sufficienti per guarirlo. In molti casi i pazienti peggiorano sensibilmente durante l'attesa, il grado di saturazione dell'ossigeno scende sotto l'85% creando gravi scompensi che possono portare alla morte. Il problema principale è, dunque, la mancanza di un trattamento adeguato al momento giusto, specialmente per i più poveri nelle aree rurali. Ed è a questa grave situazione che i ventilatori e i concentratori di ossigeno dell'ospedale St. Joseph vogliono offrire una risposta”.

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