Nonostante la persecuzione anticristiana, portiamo a tutti l’amore e la carità di Cristo

Vescovo di Balasore racconta come i cristiani dell’Orissa hanno ripreso la loro missione e la loro presenza nella società, dopo le violenze e le uccisioni del 2008 e del 2009. Con la preoccupazione di rimarginare le ferite sociali e di raggiungere chi ha bruciato le chiese e tentato di uccidere i cristiani.

di Santosh Digal

Bhubaneswar (AsiaNews) - La Chiesa dell’Orissa prosegue la sua attività missionaria e sociale con carità e amore, rivolta alle persone di qualsiasi religione, nonostante le violenze anticristiane perpetrate nel 2009 da gruppi radicali  indù. Mons. Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore e presidente del Consiglio regionale dei vescovi cattolici dell’Orissa , parla ad AsiaNews della situazione attuale e delle attività dei fedeli.

“Le violenze sporadiche del 2009 in Kandhamal e in Orissa – dice mons. Thiruthalil - non hanno raffreddato lo spirito di servizio, l’amore e la carità della Chiesa. Non siamo intimiditi dalla violenza, anche se non la approviamo, ma la Chiesa continua a rivolgersi nella sua opera missionaria a indù e cristiani come Popolo di Dio. Gesù è insieme a noi per compiere la sua opera missionaria qui in terra”.

Sacerdoti, suore e laici hanno ristabilito buoni rapporti con la popolazione, anche grazie alla loro opera nei campi dell’istruzione, della sanità e della tutela sociale. Nel Kandhamal ci sono state le maggiori violenze anticristiane del 2008. Fonti della Chiesa dicono che ci sono stati oltre 90 morti (quasi tutti cristiani) e circa 50mila profughi, per le violenze scatenate da fanatici indù ma anche sostenute da interessi politici che sono stati poi denunciati da istituzioni nazionali ed estere, compresi gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Ma ora sacerdoti e catechisti cristiani si recano nei villaggi e nelle zone rurali per incontrare la gente e ripristinare un clima di fiducia e confidenza tra tutti, anche con chi ha assaltato chiese e istituti, attaccato i cristiani e cercato di ucciderli.

“Noi – riprende il prelato - dobbiamo far rimarginare le ferite della violenza anticristiana e aiutare la gente a vivere in pace e in armonia, piuttosto che nella discordia e nell’ira che sono fomentate da alcuni gruppi di indù fanatici”. “Quando entriamo in contatto con i nostri avversari, vogliamo poterli aiutare a comprenderci e loro possono provare vergogna per le loro aggressioni. Possiamo vincere usando il linguaggio dell’amore, carità e spirito di servizio. Gesù ci insegna di amare i nemici. Noi siamo sorretti dai principi cristiani. La novità dell’opera e dell’amore della Chiesa può aiutare la gente a creare una società nuova”.

“Alcuni radicali indù hanno tratto vantaggi dalla divisione tra la gente e dal caos creato, ma gli indù non sono malvagi. La nostra società umana è ancora imperfetta, ma Dio è con noi, noi dobbiamo lavorare con impegno per creare la pace sociale”. “Molti indù apprezzano il contributo della Chiesa per l’istruzione, la sanità e le opere di carità. Noi continuiamo a farle, qualsiasi cosa accada. E’ bello vedere i nostri fratelli indù riconoscere il contributo della Chiesa”.

Lo scorso dicembre mons. Thiruthalil ha tenuto un incontro natalizio con circa 100 indù di Balasore, nella diocesi dell’Orissa, per stabilire e rinsaldare i buoni rapporti reciproci. Per il prossimo dicembre la Chiesa vuole organizzare incontri su larga scale con gli indù di ogni livello sociale.

“La nostra speranza – conclude - è che possiamo creare luoghi di vita migliore per tutte le persone, proprio come prima [delle violenze]. Non abbiamo paura di portare a tutti la missione di Cristo”.

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