Ong di Mumbai: curare la Madre Terra per guarire dalle tossicodipendenze

Dal 1981 la Kripa Foundation si occupa di malati di Aids e tossicodipendenti. Dopo la pubblicazione dell’Enciclica Laudato sì di papa Francesco, lanciato un progetto di giardino domestico a Goa. Le coltivazioni biologiche aiutano ad arginare il cambiamento climatico. Il tossicodipendente impara a vedere il volere di Dio che si realizza nel creato.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Prendersi cura e coltivare la Madre Terra nello stesso modo in cui i malati curano la propria dipendenza dalle droghe: in tal modo, la cura dell’ambiente può scatenare un processo di guarigione che abbraccia tutta la vita del malato. È l’obiettivo della Kripa Foundation, una Ong di Mumbai che si occupa del recupero di malati di Aids e tossicodipendenti. Per i 36 anni dalla fondazione, l’associazione ha lanciato un progetto di coltivazione di zone agricole e forestali. Ad AsiaNews p. Joe Pereira, il fondatore, racconta che l’idea dell’iniziativa è venuta dall’Enciclica Laudato sì di papa Francesco, “che invita tutti ad un consumo responsabile delle risorse del pianeta”. “Quale modo migliore – continua – per celebrare il nostro anniversario se non con un programma che corrisponda alla visione di Sua Santità? Perciò la fondazione ha creato un progetto a favore della vita per la terra, portato avanti da coloro che soffrono a causa delle loro dipendenze”.

Lo scorso anno è partita da qui l’idea di iniziare la coltivazione di un “giardino domestico”. Individuato il terreno – una zona arida e incolta di 2.400 metri quadrati a Goa – è cominciata l’irrigazione dei campi e la semina. Oggi quel terreno produce tre raccolti e riesce a sostenere il fabbisogno del centro e della comunità locale. Tra le colture, diverse specie di vegetali e piante rigogliose, erbe medicinali e alberi da frutto. In futuro, aggiunge il sacerdote, “il giardino includerà l’allevamento del pollame (polli e anatre), piante acquatiche stagionali e api. La nostra espansione potenziale è limitata solo dalle nostre conoscenze e dall’immaginazione”.

Il punto focale di tutto il progetto di giardino domestico, spiega p. Pereira che quest’anno festeggia 75 anni d’età e 50 anni di ordinazione sacerdotale, “è il recupero dei malati e una terapia che li tenga occupati. La ripresa dei pazienti dipende molto da ciò che mangiano e da un ambiente sereno. Spingere i tossicodipendenti a prendersi cura della terra può generare in loro una riflessione ad attuare lo stesso processo curativo nelle proprie vite”.

La Kripa (che in sanscrito significa “grazia”) Foundation è nata del 1981 a Bandra, un quartiere di Mumbai, e oggi ha 69 strutture in 12 Stati indiani. Collabora con altre associazioni sparse in Europa, Canada e Stati Uniti. Nel 2009 p. Pereira è stato insignito dal governo dell’India del Padma Shri Award [la quarta onorificenza civile del Paese, ndr], per il suo contributo nel campo della cura dalle tossicodipendenze e dal virus dell’Hiv. “La filosofia-guida dell’associazione – afferma il religioso – riflette lo spirito del servizio e della dedizione, racchiusi nel lavoro di Madre Teresa, che ha benedetto i nostri centri di Calcutta e Vasai”.

“Alla luce degli insegnamenti di papa Francesco sull’ambiente – aggiunge – è necessario portare in parallelo due processi gemelli. I tossicodipendenti devono imparare a osservare e curare le piante, dal momento della semina fino a quello gioioso in cui si serve in tavola per cena cibo biologico e salutare. Allo stesso tempo, il giardino può diventare l’ambito di espressione delle capacità personali, dove sia i pazienti che i membri della comunità possono mettere a frutto le nozioni teoriche”.

Secondo il sacerdote, il merito dell’iniziativa è duplice: da una parte essa va a vantaggio dei malati, dall’altro contrasta gli effetti negativi del cambiamento climatico. “A Goa – dice – ci sono continui problemi per la scarsità dell’acqua. Inoltre i piccoli contadini sono minacciati dalle grandi industrie che utilizzano Ogm. L’agricoltura biologica e sostenibile può aiutare a contrastare il cambiamento climatico. Non solo, occuparsi della terra è un modo per sconfiggere il dualismo ‘io-tu’ proprio del tossicodipendente. Egli si sente solo e sviluppa relazioni di dipendenza con una serie di sostituti dell’amore, come le droghe, il sesso o la pornografia. In questo modo crede di riempire il vuoto”. “Con il nostro progetto – conclude – il recupero avviene attraverso le risorse della terra. Il tossicodipendente impara a vedere il volere di Dio che si realizza nel creato, e quindi impara la spiritualità della Creazione. Alla fine, la cura amorevole per la terra si traduce in rimedio efficace per il clima e viceversa. Coltivando piante e alberi, il tossicodipendente impara dalla natura la crescita interiore, l’autorealizzazione, e a invertire l’energia autodistruttiva in una vita appagante piena di creatività e significato”.

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