Orissa, eretto il primo monumento per i martiri dei pogrom anticristiani

L'iniziativa è del villaggio Tiangia, che ha voluto ricordare le vittime della comunità, "pilastri di testimonianza". L'arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar ha benedetto la lapide commemorativa alla presenza del clero locale e centinaia di fedeli. Le violenze di Kandhamal del 2008 sono state le peggiori mai compiute contro la minoranza religiosa in India.

di Santosh Digal

Bhubaneswar (AsiaNews) - I cristiani del villaggio Tiangia (Orissa) hanno costruito il primo monumento in onore di sette martiri, vittime dei pogrom anticristiani di Kandhamal nel 2008. Mons. John Barwa svd, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, ha benedetto la lapide commemorativa il 13 febbraio scorso, alla presenza di sacerdoti e centinaia di fedeli. "Questi sette martiri - ha detto il presule - sono pilastri di testimonianza per il popolo di Kandhamal e non solo. Ringraziamo Dio per averci donato questi uomini, che hanno sacrificato le loro vite preziose per amore di Gesù. Anziché rinunciare alla loro fede, si sono stretti a Cristo con passione. Per noi sono fonte di ispirazione e speranza".

I sette martiri, tutti originari di Tiangia, sono: p. Bernard Digal (morto il 28 ottobre 2008); Trinath Digal (25 agosto 2008); Bikram Nayak (25 agosto 2008); Parikhit Nayak (27 agosto 2008); Darasantha Pradhan (25 agosto 2008); Dibyasing Digal (25 agosto 2008); Dinabandhu Pradhan (27 agosto 2008).

Il 23 agosto 2008 il leader indù Laxanananda Saraswati viene ucciso nel suo ashram, nel distretto di Kandhamal, da un gruppo maoista. I guerriglieri ammettono sin dall'inizio la loro responsabilità, ma i radicali indù seguaci scaricano la colpa sui cristiani, da tempo criticati dal guru per il loro impegno sociale con tribali e dalit (fuori casta) e accusati - insieme a vescovi, sacerdoti e suore - di fare proselitismo.

A Kandhamal gli estremisti indù scatenano la persecuzione più violenta contro la minoranza cristiana mai avvenuta in India. I pogrom costringono alla fuga 55mila fedeli e causano la razzia e il rogo di 5.600 case in 415 villaggi. Secondo i dati del governo i morti accertati sono 38; due le donne stuprate; numerose le persone con mutilazioni e danni permanenti. Tuttavia, i numeri di Chiesa e attivisti sociali sono altri: quasi 300 chiese distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Almeno 91 vittime: 38 morte sul colpo, 41 per le ferite subite nelle violenze, 12 in azioni di polizia.

P. Manoj Kumar Nayak, un attivista sociale, dichiara ad AsiaNews: "Questi sette martiri hanno donato la loro preziosa vita dando testimonianza della loro fede e morendo per Cristo durante il massacro del Kandhamal. Il memoriale è il nostro piccolo tributo. Speriamo che la loro vita di fede e la loro testimonianza non vadano perdute, piuttosto che ispirino gli altri a vivere in modo eroico".

 

 

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