Plenaria dei vescovi: ‘nazionalismo, povertà e dalit’ le maggiori sfide per l’India

L’assemblea generale della Conferenza episcopale indiana è riunita a Bangalore, in Karnataka. Il card. Bo del Myanmar loda l’impegno dei cristiani nell’educazione e nel campo sanitario. “La povertà è il peccato mortale dei tempi moderni”. I dalit “portatori di una ricca eredità culturale”.

New Delhi (AsiaNews) – Nazionalismo che tende ad annullare l’identità pluralistica del Paese, lotta globale alla povertà e inclusione dei dalit emarginati. Sono i temi affrontati da prelati e attivisti sociali durante i primi giorni dell’Assemblea generale della Conferenza episcopale indiana, riunita dal 2 al 9 febbraio a Bangalore (Karnataka). Ospite d’onore il card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon in Myanmar. Nel suo discorso d’apertura egli ha lodato la Chiesa cattolica indiana. Rivolto ai vescovi, ha affermato: “L’India vi deve tanto. Milioni di persone sono toccate dai vostri servizi. Voi siete il volto della compassione di Gesù per i poveri e gli afflitti”.

lìLa 33ma Plenaria della Cbci è in corso all’Accademia nazionale delle Scienze sociali “St. John” di Bangalore. Essa dovrà rieleggere il presidente e i due vicepresidenti dell’organo, oltre a vari comitati. Il tema di quest’anno è “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli (Mt. 28:20). Uniti nella diversità, per una missione di misericordia e testimonianza”. La Cbci è la quarta conferenza a livello mondiale per numero di vescovi: ne fanno parte 204, di tre riti diversi – latino, siro-malankarese, siro-malabarese –, in rappresentanza di 174 diocesi.

Il 2 febbraio il card. Bo ha sottolineato: “La Chiesa [indiana] è il più grande promotore del settore sociale”. Nonostante i cristiani rappresentino circa il 2% della popolazione totale [27,8 milioni secondo il censimento del 2011, di cui 19 milioni cattolici, ndr], “i vostri risultati socio-pastorali sono invidiati da molti […] Il vostro contributo nel costruire questa nazione attraverso l’educazione e la sanità è sorprendente. Almeno 10 milioni di studenti entrano nelle vostre scuole ogni giorno. Il 25% dell’educazione è in mano alla Chiesa. In molte zone dell’India è la Chiesa che ha aperto la possibilità [d’istruzione] alle comunità più vulnerabili”. Per quanto riguarda le cure sanitarie, ha continuato, “il 20% è offerto dalla Chiesa, che dona i propri servizi attraverso un esercito di volontari: quasi 110mila suore e 60mila uomini che lavorano a tempo pieno per lo sviluppo pastorale e sociale di questa nazione”.

Proprio a causa di questi numeri e del grande impegno dei cattolici, sostiene, “l’identità delle minoranze religiose e culturali è minacciata dalla narrativa dell’odio. […] In quanto nazione, l’India affronta una crisi esistenziale. Il fondamentalismo religioso di estrema destra minaccia le comunità di minoranza ed è un grave pericolo per la vera idea di India. Proteggere la società multiculturale è diventato per tutti noi un sacro compito”.

Secondo il porporato, “la povertà è il più grande terrorismo e male contro cui la Chiesa debba lottare. La povertà è il peccato mortale dei tempi moderni”. Poi aggiunge di provare profondo dolore nel vedere che “quasi un miliardo di persone va a letto con la pancia vuota […] Abbiamo bisogno di una guerra mondiale, ma con contro Trump. Abbiamo bisogno di una terza e finale guerra mondiale – una guerra contro la povertà e l’ingiustizia”.

Ieri p. Maria Arul Raja ha ribadito la necessità di inclusione sociale dei dalit e di riaffermare i loro diritti nella società e nella Chiesa. L’attivista gesuita ricorda che nel 2016 i vescovi hanno approvato un piano d’azione per i dalit cattolici, circa 12 milioni sul totale di 19. “Essi – afferma – hanno avuto il coraggio di porre fine alla pratica malvagia dell’intoccabilità, con la fiducia di annullare il sistema delle caste”. P. Raja esprime ammirazione per i vescovi, che hanno ammesso che i dalit sono ancora troppo sotto-rappresentati nelle gerarchie ecclesiastiche, mentre “la loro voce deve essere ascoltata in tutte le commissioni”. I dalit, continua, sono anche portatori di cultura, danze e tradizioni proprie, “che dovrebbero essere integrate nelle celebrazioni liturgiche”.

A margine della Plenaria dei vescovi, ieri si è svolta anche la 30ma assemblea della Conferenza dei vescovi di rito latino (Ccbi), che raduna 132 diocesi e 183 prelati. Il card. Oswald Gracias, presidente della Ccbi e arcivescovo di Mumbai, ha riaffermato la “responsabilità dei cristiani in India a presentare i valori del Vangelo nella società e aiutare le persone a viverli sradicando la corruzione, rimuovendo i pregiudizi, controllando lo sfruttamento delle comunità di tribali e dalit, incoraggiando verità, giustizia e altruismo”.

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