Pogrom dell’Orissa, condannati con false accuse 7 cristiani innocenti

Il tribunale emetterà la sentenza il prossimo 3 ottobre. I condannati sono ritenuti responsabili dell’omicidio del leader indù Laxamananda Saraswati, che scatenò le violente persecuzioni anticristiane del 2008. I maoisti hanno rivendicato l’assassinio sin dall’inizio, ma le autorità dello Stato hanno sempre ignorato l’ammissione di responsabilità.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - Un tribunale dell'Orissa ha condannato ieri sette cristiani innocenti per l'omicidio del leader indù Laxamananda Saraswati, che nel 2008 scatenò i violenti pogrom anticristiani nello Stato. Il prossimo 3 ottobre i giudici pronunceranno la sentenza. Questi uomini sono in prigione da cinque anni senza alcuna prova a loro carico e nonostante i maoisti abbiano sempre rivendicato la responsabilità dell'omicidio.

Per Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), la decisione della corte è "un travestimento della giustizia". "È vergognoso - sottolinea ad AsiaNews - che dei padri di famiglia innocenti siano stati sbattuti in carcere per quasi cinque anni e sottoposti a processi farsa per un crimine che non hanno commesso".

Accusati di aver sparato a Laxamananda Saraswati, leader del movimento estremista indù Vishwa Hindu Parishad (Vhp), i sette sono stati arrestati e processati da delle Fast Track Courts, tribunali speciali istituiti dopo i pogrom per velocizzare i processi. Tuttavia, queste corti hanno sfruttato ogni scappatoia procedurale per rinviare le udienze, fino a consegnare il caso a una Session Court (tribunale regolare), che ha stabilito la loro colpevolezza.

Secondo stime del governo, durante i pogrom oltre 600 villaggi vennero saccheggiati; 5.600 case svaligiate e bruciate; 54mila persone persero la casa; 38 persone furono uccise (ma per la Chiesa le vittime sono almeno 100, ndr). Quasi 300 chiese sono state distrutte, oltre a numerosi conventi, scuole, ostelli e istituti d'assistenza. I cristiani sopravvissuti vivono ancora in condizioni difficili: contadini, allevatori, operai e artigiani hanno perso il lavoro e subiscono il boicottaggio della maggioranza indù. Molti vivono con meno di un dollaro al giorno. Almeno 10mila cristiani vivono in veri e propri ghetti. 

 

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