Scarpa contro il giudice dalit: fanatismo religioso indù anche alla Corte suprema

Il capo del supremo organo giudiziario dell'india è stato preso di mira con il gesto oltreggioso da un avvocato proveniente da una famiglia di brahmini per alcune affermazioni che i nazionalisti dell'hindutva hanno riconosciuto come offensive in un dibattimento su un tempio in Madhya Pradesh. Lo sdegno del mondo giudiziario: "Attacco castista che non può essere tollerato".

di Nirmala Carvalho

Dehli (AsiaNews) – Sta suscitando aspre polemiche in India una clamorosa e violenta contestazione messa in scena ieri da un avvocato vicino ai gruppi della destra nazionalista indù alla Corte Suprema di New Delhi. Rakesh Kishore, 71 anni, ha lanciato una scarpa verso il giudice capo B.R. Gavai; un gesto di disprezzo condito anche da un atteggiamento ostile legato alla casta, dal momento che il giudice in questione appartiene alla comunità dalit.

L’uomo è stato preso di mira per un episodio avvenuto qualche giorno fa durante un’udienza su una petizione che chiedeva la ricostruzione e la consacrazione di una statua di più di due metri della divinità Vishnu nel tempio di Javari a Khajuraho, nello stato del Madhya Pradesh, che è riconosciuto come patrimonio dell’Unesco. Rigettando l’istanza nel dibattimento, replicando all’insistenza del proponente, Gavai aveva risposto: “Vai a chiedere direttamente alla divinità di fare qualcosa ora. Dici di essere un fervente devoto di Vishnu. Vai a pregare adesso, allora”.

Questo commento di Gavai aveva suscitato un’ondata di critiche sui social media da parte dell’estrema destra e dei fondamentalisti indù, che l’avevano percepito come una mancanza di sensibilità verso i sentimenti religiosi e una diminuzione del ruolo della fede nella vita pubblica in India. Gavai aveva poi chiarito che le sue parole erano state ampiamente fraintese, riaffermando il suo rispetto incondizionato per tutte le religioni.

Queste parole non sono però bastate all’avvocato Rakesh Kishore che, secondo quanto riferito da testimoni oculari, mentre le forze di sicurezza lo accompagnavano fuori dall’aula dopo aver lanciato la scarpa ha urlato “L’India non tollererà un insulto alla tradizione antica”. Il giudice capo della Corte suprema, mantenendo la calma, ha poi proseguito l’udienza senza interruzioni, invitando anche gli altri avvocati presenti a mantenere la loro dignità: “Non lasciatevi distrarre da tutto questo. Noi non ci distraiamo. Queste cose non mi influenzano”.

L’avvocato anziano Indira Jaising ha duramente condannato l’episodio, definendolo un “palese attacco castista alla Corte Suprema dell’India”, alludendo al fatto che l’avvocato Kishore proviene da una famiglia di una “casta superiore”. Ha dunque esortato le autorità ad avviare azioni legali su questo gesto, sottolineando che “gli attacchi ideologici alla magistratura non possono essere tollerati”. Anche l’avvocato anziano Prashant Bhushan si è unito a Jaising nella condanna, definendo su X il gesto come un “tentativo vigliacco” derivante da “una mentalità brahminica”.

Secondo la polizia di Delhi, Kishore è stato rilasciato dopo che l’ufficio della Corte Suprema ha rifiutato di presentare accuse. Un fatto che un altro commentatori ha stigmatizzato sui social scrivendo: “Un indù appartenente a una casta superiore lancia una scarpa contro il giudice capo dalit: la polizia non apre un fascicolo e gli restituisce persino la scarpa. Un musulmano tiene un cartello con la scritta ‘Amo Maometto’ e la sua casa viene demolita”.

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