Jaipur (AsiaNews) - Una persona senza fissa dimora con disabilità mentale è stata brutalmente aggredita a Jhalawar, nel Rajasthan, dai “protettori delle mucche” appartenenti ai movimenti fondamentalisti indù del Bajrang Dal e del VHP. La vittima, un uomo di mezza età con disabilità mentale, è stata brutalmente assalita il 1 gennaio nel villaggio di Kishanpura, nel distretto di Jhalawar, con l’accusa di aver ucciso una mucca e di averne mangiato la carne in pubblico.
L’ispettore di polizia di Aklera, Dharamram, ha dichiarato che la vittima soffriva di disturbi mentali ed è stata trovata seduta vicino ai resti di una mucca morta. Era un vagabondo e ha lasciato il luogo dopo l’aggressione. Sebbene la polizia non sia ancora riuscita a rintracciarla, Dharamram ha riferito che gli aggressori sono stati identificati come Rakesh, Rohan e Ajay e che sono stati arrestati.
I video dell’incidente sono diventati virali sui social media. In uno di essi, la vittima è visibile seduta a terra vicino a un mucchio di spazzatura, accanto a quelli che sembrano essere resti di bestiame. Mentre alcune persone lo interrogano, una lo costringe a dire: “La mucca è nostra madre”.
I “protettori delle mucche”, fermano e perquisiscono regolarmente i veicoli e, se trovano carne o bestiame, picchiano l’autista e le persone che lo accompagnano. Si tratta di una minaccia in crescita in tutta l’India, che vede sedicenti “Gau Rakshak” attaccare e linciare persone - in particolare appartenenti a comunità emarginate, musulmani e dalit - con il pretesto di proteggere le mucche.
Nella cultura maggioritaria tradizionale indiana, la mucca occupa uno status speciale, simbolo di ideali di non violenza e maternità. Tradizionalmente, la protezione della mucca è considerata un atto di riverenza e un dovere spirituale.
I dati delle organizzazioni per i diritti umani mostrano che la maggior parte di questi incidenti si verifica soprattutto negli Stati con leggi severe sulla protezione delle mucche, nelle aree rurali e semiurbane, dove le credenze tradizionali sono particolarmente radicate e i gruppi di vigilanti possono operare con un controllo minimo.
A rendere ancora più grottesche queste azioni è la profonda contraddizione rispetto al dato di fatto che vede l’India tra i maggiori esportatori di carne a rispetto globale, grazie alla distinzione sottile tra la carne di mucca (vietata) e quella di bufalo (ammessa). Jawhar Sircar - già membro del Rajya Sabha, la camera alta del Parlamento indiano ed ex funzionario dell’Indian Administrative Service - ha criticato la presunta ipocrisia del governo e dei cosiddetti “protettori delle mucche”, sottolineando che, mentre persone povere appartenenti a comunità minoritarie vengono aggredite, il Paese anche sotto l’attuale amministrazione pratica il commercio della carne bovina.
Sircar e altri osservatori hanno inoltre evidenziato che le maggiori aziende esportatrici di carne dell’India (Al-Kabeer Exports Pvt. Arabian Exports Pvt Ltd e M.K.R Khan Frozen Food Exports Pvt. Ltd., per esempio) sono di proprietà di membri della comunità indù, alcuni dei quali anche sostenitori del Bjp, il partito nazionalista indù al governo.










