Sequestrato dalla polizia Arun Ferreira, attivista per dalit e tribali

Appena rilasciato dopo quattro anni di prigione e torture, agenti in borghese lo hanno fermato, incappucciato e portato via senza mandato. Picchiati i suoi avvocati, intervenuti per fermare il rapimento. Per p. Allwyn D’Silva, presidente della Commissione di giustizia e pace dell’arcidiocesi di Mumbai, questo mostra “il completo disinteresse dello Stato per i diritti umani”. P. Cedric Prakash, direttore del Centro gesuita per diritti umani, giustizia e pace Prashant: “È innocente, merita giustizia”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – “L’arresto senza mandato di Arun Ferreira mostra ancora una volta il completo disinteresse dello Stato per i diritti umani”. È il commento di p. Allwyn D’Silva, presidente della Commissione di giustizia e pace dell’arcidiocesi di Mumbai e zio dell’attivista per i diritti di tribali e dalit. In prigione dal 2007 perché accusato di essere un nassalita (guerrigliero maoista), lo scorso 27 settembre un tribunale speciale del Maharashtra ha assolto l’uomo e disposto il suo rilascio. Che, in realtà, non è mai avvenuto: appena uscito dalla prigione di Nagpur, agenti in borghese lo hanno fermato, gli hanno coperto il volto e costretto a salire su una macchina senza targa, su cui sono fuggiti. Il tutto sotto lo sguardo degli anziani genitori, che lo attendevano fuori dal carcere. I suoi avvocati hanno tentato di intervenire, ma sono stati picchiati.

I legali hanno subito inviato una lettera al commissario per chiedere le ragioni dell’arresto, ma non hanno ancora ricevuto risposta.

Secondo p. Allwyn, il nuovo arresto – come quello del 2007 – è legato alla sua lotta per difendere i diritti dei più emarginati della società, perché “come per Arun, sono molti i casi simili di false accuse contro chi difende i diritti dei più deboli”.

Dello stesso avviso p. Cedric Prakash, direttore del Centro gesuita per diritti umani, giustizia e pace Prashant, che ha firmato una petizione per il chief minister del Maharashtra, affinché Arun Ferreira sia rilasciato subito.

“Questo episodio – spiega il gesuita – è una terribile macchia su un Paese che crede nella democrazia e nella libertà di ogni singolo cittadino. Arun Ferreira è un uomo innocente. Ha lottato per i diritti dei tribali, per le loro foreste e per i dalit che sono stati uccisi. Ha subito torture disumane. Un tribunale speciale aveva dichiarato nulla la sua incarcerazione e aveva cancellato ogni accusa.”.

“Da sempre – prosegue p. Prakash – la Chiesa cattolica è al fianco dei poveri, degli emarginati, degli oppressi e di chiunque veda negati i suoi diritti e la sua dignità. Arun Ferreira merita giustizia, deve poter vivere da uomo libero”.
 

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