Suore di Madre Teresa: disabili, non “vegetali”, ma fonte di “ricchezza” per l’umanità

Le Missionarie della Carità gestiscono un centro per bambini portatori di handicap fisici e mentali a Mumbai. I disabili non sono dei “vegetali”, ma persone con “esigenze speciali” e “fonte di benedizione per il mondo intero” che impone modelli basati sulla “produttività”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) – Accudire oltre 100 bambini abbandonati o affetti da disabilità, ritardi mentali, handicap fisici; curare i malati di Aids; garantire una morte dignitosa ai moribondi, ripudiati dalla famiglia e senza un luogo in cui trovare rifugio. È la missione delle suore che gestiscono la Casa di Asha Daan a Mumbai, fondata nel 1976 dalla Beata Teresa di Calcutta e gestita dalle Missionarie della Carità. Le religiose hanno deciso di spendere la propria vita al servizio di persone in apparenza “diverse”, ma che meritano tutto “l’amore, il rispetto e la dignità” che si deve a una “vita umana”.

Alla vigilia della Giornata mondiale del malato, in programma l’11 febbraio, Sr M Infanta descrive una quotidianità che è caratterizzata non solo dal dolore e dalla sofferenza, ma anche e soprattutto dal rapporto di amore e di condivisione fra le suore e gli ospiti del centro: “Ad Asha Daan vi sono 100 bambini – racconta la superiora – fra maschi e femmine, 83 dei quali portatori di handicap fisici o mentali. La loro età varia dai 3 ai 15 anni, ma sembrano così piccoli. Alcuni hanno ritardi mentali del 90%, altri dei gravissimi handicap fisici, ma ognuno di loro è un tesoro, un dono e una benedizione”.

Sr M. Infanta sottolinea che “ogni vita umana merita di essere vissuta”, anche se non sembra rispondere ai criteri di utilità o “produttività” imposti dai modelli attuali: “Questi bambini – continua la suora – sono creati per amare ed essere amati. Sono una fonte unica di benedizione per noi, per la società e per il mondo intero”.

“I portatori di handicap fisici e mentali – ammonisce – non sono dei vegetali, ma bambini con esigenze speciali: rispondono ai gesti di affetto, al contatto fisico, individui unici che sono in grado di comunicare. Lo sappiamo noi, come lo sanno i volontari che lavorano al centro, anche se queste risposte vengono manifestate con piccoli segnali”.

“Noi Missionarie della Carità – confida la suora, da 40 anni nell’ordine fondato dalla Beata Teresa di Calcutta – riceviamo grazie in abbondanza per il servizio che prestiamo ai più bisognosi. Come diceva Madre Teresa – conclude – mostra la tenerezza attraverso il tuo volto, i tuoi occhi, il tuo sorriso e il calore del tuo saluto. Devi sempre mostrare un sorriso allegro. Non prestare solo una cura, ma offri al tempo stesso il tuo cuore”.

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