Uttar Pradesh: radicali indù "riconvertono" dei cristiani, la chiesa diventa un tempio di Shiva

I fondamentalisti hanno demolito la croce dal luogo di culto, celebrato un "sacrificio di purificazione" all'interno ed esposto un grande ritratto di Shiva. I tribali si erano convertiti al cristianesimo nel 1995. Leader indù locale: "Non si tratta di conversione. Hanno capito il loro errore, sono tornati e noi gli abbiamo dato il benvenuto". Il dolore del card. Gracias, che ricorda la missione cristiana a favore degli emarginati, e le paure di Sajan George: "Nello Stato cresce impunita la violenza contro le minoranze".

di Nirmala Carvalho

Aligarh (AsiaNews) - Alcuni gruppi fondamentalisti indù hanno "riconvertito con successo" una comunità composta da più di 70 tribali valmiki, battezzati nel 1995, e hanno trasformato la loro chiesa in un tempio dedicato a Shiva. Inoltre, hanno effettuato alcuni "sacrifici di purificazione" sempre nel luogo di culto, in cui hanno installato un grande ritratto del dio indù, e hanno abbattuto la croce sul tetto. Il card. Gracias ad AsiaNews esprime "dolore per l'accaduto", mentre il presidente del Global Council of Indian Christians attacca: "Aumenta l'intolleranza religiosa, nel silenzio delle autorità".

La conversione all'induismo è avvenuta lo scorso 26 agosto all'interno della chiesa avventista di Asroi, villaggio a circa 30 chilometri da Aligarh. I fondamentalisti hanno preparato la "shuddi karan", cerimonia di purificazione, e hanno abbattuto la croce che svettava sul tetto della chiesa. Poi l'hanno trascinata fuori dai cancelli dell'edificio e hanno innalzato un grande ritratto di Shiva.

Nonostante l'India abbia severe leggi contro le conversioni, e gli stessi radicali indù usino questo argomento per limitare le attività delle chiese cristiane, quando a convertirsi sono dei cristiani nessuno scatena polemiche. Secondo Khem Chandra, leader indù della zona, questo si spiega "perché non è una conversione ma una 'ghar wapasi', un ritorno a casa. Hanno fatto una scelta sbagliata tanti anni fa e ora l'hanno capita. Sono tornati e noi li abbiamo accolti con amore". L'uomo non nasconde di aver incontrato nel corso del tempo "in diverse occasioni" i convertiti per convincerli a rinunciare al cristianesimo.

Rajendra Singh, 70 anni, ha aderito alla cerimonia perché "una volta ho avuto un attacco paralizzante, non potevo muovermi. È successo l'anno scorso, e sono convinto che fosse una punizione degli dei per averli abbandonati". Anil Gur, un altro del gruppo, dice: "Mi ero convertito al cristianesimo perché credevo fossero diversi, invece sono come gli altri. Il sistema delle caste funziona anche per loro. Ci hanno convertiti, hanno costruito la chiesa e se ne sono andati".

Parlando con AsiaNews, l'arcivescovo di Mumbai card. Oswald Gracias esprime "dolore" per quanto avvenuto, ma sottolinea: "La Chiesa cattolica è sempre stata, per centinaia di anni, al servizio dei poveri e degli emarginati. La nostra prima missione è quella di garantire la crescita sociale di chi vive ai margini, dei più poveri fra i poveri. La Chiesa comprende le realtà e le sofferenze dei settori più deboli. Siamo stati e continuiamo a essere in prima linea in questa missione, seguendo le orme di Gesù".

Secondo Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians, quella in corso in Uttar Pradesh è una "violenza continua. Cresce l'odio contro la piccola comunità cristiana, l'intolleranza e la violenza sono ormai a livelli d'allarme. Solo per parlare di luglio, abbiamo registrato due violenti attacchi contro i cristiani portati avanti dai leader locali del fondamentalismo indù. E la polizia, invece di proteggere i cristiani e i loro diritti, li ritiene sempre colpevoli". 

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