Vescovo dell’Orissa denuncia conversioni forzate di cattolici all’induismo

I casi riguardano oltre 10 villaggi del distretto di Kandhamal. In un colloquio con il primo ministro mons. Rapahel Cheenath, arcivescovo di Cuttack – Bhubaneshwar, chiede maggior impegno nel combattere le discriminazioni: “Lo Stato si definisce laico e non dovrebbe chiudere gli occhi di fronte a queste violenze”.

di Santosh Digal

Bhubaneshwar (AsiaNews) – In Orissa continuano le conversioni forzate dei cattolici all’induismo. Lo denuncia mons. Rapahel Cheenath arcivescovo di Cuttack – Bhubaneshwar, oggi a colloquio con Naveen Pattnaik, primo ministro della regione. Il prelato ha sottolineato che in oltre 10 villaggi del distretto di Kandhamal colpiti dai pogrom del 2008, i cristiani sono costretti a convertirsi per poter restare nelle loro abitazioni. In altri 27 villaggi i profughi sono costretti invece a vivere in case di fortuna.

 “Questi fatti – ha affermato mons. Cheenath - violano la legge sulla libertà religiosa che il governo dell’Orissa ha promesso di applicare con vigore”. “Lo Stato – ha aggiunto – si definisce laico e non dovrebbe chiudere gli occhi di fronte a queste violenze”. Il prelato ha ribadito che i profughi hanno il diritto di fare ritorno ai propri villaggi e il governo locale deve garantire loro condizioni adeguate di sicurezza. Durante il colloquio mons. Cheenath ha anche denunciato gli scarsi risarcimenti ottenuti dalle vittime per ricostruire le proprie abitazioni e l’impossibilità per molti cristiani di riottenere indietro la propria terra.

A tutt’oggi il governo locale ha elargito fondi per 4mila edifici danneggiati, mentre secondo quanto riportano i dati di Chiesa e Ong sarebbero invece 7mila le case da ricostruire. 

Rispondendo alle accuse, Pattnaik ha promesso di verificare quanto riportato dall’arcivescovo, affermando che i cristiani non dovrebbero vivere nella paura di minacce e discriminazioni. Egli si è detto disposto a rivedere i dati sui risarcimenti e sul numero di abitazioni da ricostruire, assicurando che l’interesse del governo è il bene della popolazione e che entrambe le parti devono lavorare insieme con trasparenza.     

Tra dicembre 2007 e agosto 2008 nel distretto di Kandhamal, gli estremisti indù hanno ucciso 93 persone, bruciato e depredato oltre 6500 case, distrutto oltre 350 chiese e 45 scuole. A causa dei pogrom, oltre 50mila persone sono fuggite nella foresta. Nel settembre 2009 il governo ha chiuso i campi profughi, per mostrare di saper controllare la situazione. Tuttavia, una volta ritornate ai loro villaggi centinaia di famiglie sono state costrette a rifugiarsi di nuovo nella foresta perché ostracizzate dalle comunità indù. A tutt’oggi, gran parte degli autori dei crimini sono in libertà e al processo presso il tribunale di Kandhamal i testimoni sono stati messi a tacere, con minacce e discriminazioni.

 

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