Violenze a Ayodhya, dopo 13 anni colpevoli ancora impuniti

Dopo 13 anni dalla distruzione della moschea di Babri da parte di fondamentalisti indù, la Commissione d'inchiesta deve ancora presentare i risultati. Occorre spezzare la "macabra sinergia" tra hindutva e estremismo islamico.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - A 13 anni dalla distruzione della moschea di Babri ad Ayodhya, Uttar Pradesh, i colpevoli degli scontri che ne seguirono sono ancora impuniti. L'inchiesta sull'aggressione ad opera di fondamentalisti indù deve ancora presentare i suoi risultati, mentre ai presunti responsabili delle violenze sono state solo formalizzate le accuse.

Il 6 dicembre 1992 estremisti indù demolirono la moschea di Babri Masjid (XVI secolo) costruita, secondo loro, sul luogo natale del dio Ram. Dopo la demolizione, gli indù - dalle fila del Vishwa Hindu Parishad party (Vhp) e del Bharatiya Janata Party (Bjp) - hanno eretto un tempio provvisorio dedicato alla divinità. La reazione musulmana è arrivata il 27 febbraio 2002, quando un treno carico di indù è stato attaccato  nella cittadina di Godhra, in Gujarat. Tra i fedeli che stavano ritornando proprio da Ayodhya, sono morte 58 persone. Nei massacri che sono poi seguiti nella regione, responsabilità dirette hanno avuto il Bjp, al governo in Gujarat, e la polizia locale. Nelle violenze del 2002 in Gujarat sono morti 2 mila musulmani.

Una Commissione di inchiesta - ordinata alla fine del 1992 dall'ex premier P. V. Narasimha Rao - e guidata da Liberhan sta per presentare i suoi risultati; allo stesso tempo 8 leader del nazionalista Bjp, compreso il suo presidente L.K. Advani, sono sotto processo di un tribunale speciale dell'Ufficio centrale investigativo. Le accuse finali contro Advani e gli altri 7 compagni di partito sono state formulate solo lo scorso 28 luglio. Tra le accuse si elencano la diffusione di frenesia collettiva e l'incitamento alla rivolta e a crimini. Nessuno sa quando il caso potrà concludersi.

L'inchiesta giudiziaria sulla distruzione della moschea di Babri e i seguenti scontri tra musulmani e indù è una delle più lunghe dell'India. Secondo fonti vicine a Liberhan, la Commissione consegnerà il suo rapporto tra 3 mesi. Osservatori in India avvertono che, con testimonianze raccolte tra membri del Bjp e del Congress e del Rashtriya Swayamsewak Sangh (Rss, braccio armato del Bjp), i risultati potrebbero rivelarsi una "vera e propria bomba".

Secondo fonti interne alla Commissione, diversi leader del Bjp rischiano di essere colpiti dal rapporto Liberhan. "La sfida reale - dichiara un membro della Commissione - è non solo spiegare il perché e come sia stata possibile la distruzione della moschea, ma anche identificarne i responsabili".

La Commissione ha sentito l'ultimo testimone ad agosto: si trattava di Kalyan Singh, governatore dell'Uttar Pradesh al tempo dell'incidente, allontanato subito dopo dalla carica. Ritardi burocratici e una scarsa collaborazione dai testimoni chiave, sono tra le cause dei lunghi tempi di questa inchiesta.

Intervistato da AsiaNews John Dayal, presidente dell'All India Catholic Council, invita governo centrale e locale a "servire lo Stato di diritto assicurando alla giustizia i responsabili della distruzione della moschea". Secondo l'attivista per i diritti umani, questo potrebbe aiutare a contenere gli estremisti e impedire nuove ondate di violenze: "In una prospettiva più ampia una giusta conclusione del caso di Ayodhya può persino controllare e prevenire l'estremismo islamico, alimentato dall'ideologia hindutva in una macabra sinergia". 

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