Il premier Kumar Nepal rifiuta di dimettersi, i maoisti insorgono

Il partito maoista chiede le dimissioni del primo ministro entro le prossime 72 ore, pena la destabilizzazione del Paese. L’annuncio avviene dopo lo storico accordo sulla proroga della nuova costituzione firmato lo scorso 28 maggio. Il premier si dimetterà solo dopo il disarmo degli ex guerriglieri e la restituzione dei territori occupati dai maoisti.

di Kalpit Parajuli

Kathmandu (AsiaNews) –  Si riaprono le tensioni tra ex guerriglieri maoisti e governo dopo lo storico accordo per la proroga di un anno della costituzione, firmato il 28 maggio scorso. Oggi il Partito comunista unificato (maoista) del Nepal (Ucpn-m) ha dato l’ultimatum al premier Yadav Kumar Nepal, che dovrà dimettersi nelle prossime 72 ore, pena la destabilizzazione del Paese. La reazione dei maoisti avviene dopo le dichiarazioni del premier, che ha posto come condizione  alle sue dimissioni il disarmo degli ex guerriglieri e la restituzione delle terre occupate dai maoisti.

Mophan Baidya Kiran, leader maoista, afferma: “Il nostro partito ha accettato di votare la proroga della costituzione, in seguito alla decisione del primo ministro di dimettersi entro 5 giorni”. “Il premier – continua il leader – dovrà dimettersi entro i prossimi tre giorni, altrimenti ci sarà nel Paese una nuova e terribile crisi”.

I problemi tra l'attuale governo e maoisti sono iniziati nel maggio 2009 dopo le dimissioni dell'ex primo ministro e leader maoista Prachanda, causate dal mancato reintegro degli ex guerriglieri all'interno dell'esercito. A tutt’oggi i maoisti sono ancora il partito di maggioranza e attraverso scioperi e manifestazioni di massa impediscono alla coalizione di governo di dare al Paese una nuova costituzione. 

Lo scorso 29 maggio, il Nepal ha festeggiato i due anni come repubblica, proclamata nel 2008 dopo oltre due secoli di monarchia teocratica indù e 10 anni di guerra civile. Parlando alla popolazione, il presidente Ram Baran Yadav ha invitato tutti i nepalesi a lavorare per la pace e a collaborare con le istituzioni, unica strada per dare al Paese una nuova costituzione.    

 

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