L’opposizione maoista spinge il Nepal alla bancarotta

I maoisti boicottano l’approvazione del bilancio statale. Bloccati i fondi necessari al governo per i servizi di assistenza alla popolazione. Manifestazioni e sit-in degli ex guerriglieri maoisti bloccano il Paese.

di Kalpit Parajuli

Kathmandu (AsiaNews) – “Se il partito maoista non approverà il bilancio statale e non fermerà le manifestazioni, tra due settimane il governo non avrà più soldi per erogare i principali servizi alla popolazione, soprattutto quello ospedaliero”. È quanto afferma il Ministro dell’economia nepalese Surendra Pandey, aggiungendo che “l’interruzione del servizio metterà a rischio la vita di migliaia di persone, in particolare vecchi e bambini”. Il boicottaggio del bilancio è segno di un vero e proprio scontro in parlamento, che ha dato vita a manifestazioni e sit-in in tutto il Paese. I maoisti hanno sfilato ieri in tutte le città del Nepal, bloccando e danneggiando 75 sedi amministrative. Essi chiedono da mesi l’integrazione nell’esercito e accusano il governo di violare i diritti della popolazione. Per evitare scontri la polizia ha proclamato in questi giorni lo stato di allerta in tutto il Paese. 

Per l’economista Biswambhar Pyakurel il Nepal rischia la bancarotta.“Il Paese – dice -  sta tentando di uscire dalla recessione dovuta alla crisi globale, ma  per l’instabilità politica le compagnie straniere hanno bloccato i loro investimenti. Ciò ha fatto chiudere circa 1/3 delle industrie locali”.

L’opposizione al bilancio nuoce allo stesso Partito maoista. L’ex ministro dell’economia Ram Sharam Mahat afferma infatti che “se il governo non potrà accedere a nuovi fondi, saranno interrotti anche i progetti di sviluppo che consentono la futura integrazione nella società e l’attuale mantenimento dei guerriglieri da anni bloccati negli accampamenti”.

Alla nascita della Repubblica nepalese (2006), è stato decretato il disarmo delle milizie maoiste e il loro assorbimento nell’esercito. Ma dopo questi anni nulla o poco è stato fatto. Circa 19mila guerriglieri sono da integrare e vivono ancora in accampamenti.

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