Nepal, la carestia si abbatte su Humla: i non residenti lasciano l'area

Nell'area settentrionale del Paese la siccità ha distrutto i raccolti, e da 3 mesi il cibo scarseggia. Persino gli attivisti delle Ong vengono convinti dal governo locale ad andare via, in modo da aumentare le scorte di cibo. Cristiani, indù e buddisti insieme per il sostegno alla popolazione.

di Christopher Sharma

Kathmandu (AsiaNews) - La carenza di cibo che da 3 mesi affligge il distretto settentrionale di Humla è peggiorata al punto che i volontari che operano nell'area con le Organizzazioni non governative stanno iniziando a lasciare l'area, in modo da preservare le scorte di cibo. Alla zona manca da mangiare a causa della siccità che ha colpito il Paese nell'ultimo semestre: questa ha distrutto le coltivazioni, e l'invio di generi alimentari è costoso e limitato dalle strade. Tuttavia, la popolazione spera che si possa trovare un modo per far tornare presto i volontari.

Babita Lama, che guida una Ong nepalese, spiega: "Il distretto è in condizioni pessime. È doloroso dirlo, se i non residenti restano qui consumeranno le scorte. Che invece possono durare qualche giorno di più, se verranno usate solo dai locali. Ora nelle circa 6 chiese cristiane protestanti della zona non ci sono più religiosi, ma gli abitanti continuano a frequentarle e a pregare insieme".

Bam Bahadur KC, vice capo del distretto, spiega: "Qui la produzione è sempre bassa, e quindi ogni anno importiamo cibo da altre aree. La produzione locale dura soltanto 3 mesi, per gli altri 9 dipendiamo dalle importazioni. Cercheremo di fare del nostro meglio per risolvere la situazione il prima possibile". Secondo il governo, sono oltre 200 i funzionari e i volontari di almeno 20 Ong che operano qui.

Secondo il funzionario, i gruppi religiosi continuano a sostenere la popolazione locale: "Cristiani, indù, buddisti tibetani sono fra i più attivi nel lavoro nel distretto. Qui aiutano i poveri, fornendo istruzione e aiuti sanitari. In questo modo li aiutano a prendere consapevolezza della loro situazione e combattono la discriminazione religiosa". Binu Rokka, residente nell'area, dice: "La gente non vuole che i tanti volontari che ci aiutano vadano via. Siamo pronti a dare loro da mangiare anche a costo di rimanere a digiuno noi".

 

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