Nepal: le nuove schiave del sesso, vendute da padri e mariti per poche rupie

Secondo l'ultimo rapporto della National Human Rights Commission (Nhrc), in un anno e mezzo il traffico di esseri umani è cresciuto del 60,34%. Nel 2012/2013 le donne coinvolte erano 20mila, rispetto alle 11.500 del 2011. La storia di Sita, venduta a 19 anni dal marito a un bordello indiano; quella di Rita, costretta a prostituirsi per 12 anni in Cina.

di Christopher Sharma

Kathmandu (AsiaNews) - Sita Gurung ha 19 anni quando viene venduta a trafficanti di esseri umani da suo marito, per 10mila rupie (77 euro). Sono poveri, l'uomo vuole che lei trovi un lavoro, e la convince a emigrare in India. Quando Sita sbarca nel grande Paese al confine con il Nepal, ancora non sa che il marito l'ha già venduta a un bordello: sarà solo quando il proprietario la costringerà ad andare con un cliente, che Sita comprende di essere diventata una schiava sessuale. Costretta a prostituirsi per un anno, con l'aiuto di un cliente riesce a scappare e oggi è di nuovo libera.

La storia di Sita è simile a quella di migliaia di donne e ragazze nepalesi, vendute a poco prezzo dai loro stessi familiari: padri, madri, mariti e fratelli sono infatti le figure spesso coinvolte. Secondo l'ultimo rapporto annuale rilasciato dalla National Human Rights Commission (Nhrc), in un anno e mezzo il traffico di esseri umani in Nepal è cresciuto del 60,34%. Il numero di donne e ragazze vittime del racket è salito a 20mila tra il 2012/2013, rispetto alle 11.500 del 2011.

Rita Tamang, 28 anni, è di Hetauda e ha una storia simile a quella di Sita. Per 12 anni è stata costretta a prostituirsi in Cina. "Quando avevo 16 anni - racconta - mio padre mi ha chiesto di trasferirmi lì con un agente, che mi avrebbe aiutato a cercare lavoro. Una volta arrivata, mi hanno costretto a diventare una lavoratrice del sesso". Oggi, libera, vive in un centro di riabilitazione. "Quando sono stata salvata da un'associazione anti-traffico - dice con le lacrime agli occhi - ho scoperto che mio padre mi aveva venduta per 15mila rupie (116 euro), e con quei soldi aveva rifatto il tetto della nostra casa".

Rupa Rai, attivista cattolica per i diritti umani che si batte contro il traffico di esseri umani, spiega perché il fenomeno è in aumento: "Donne e bambini sono le principali vittime per colpa del coinvolgimento dei loro familiari: è difficile credere che un marito possa vendere sua moglie, o un padre sua figlia. Altre ragioni sono la mancanza di opportunità lavorative, la povertà e l'analfabetismo che ci sono nel Paese. Molte di loro non sanno nemmeno che esiste il traffico umano".

 

 

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