Kathmandu (AsiaNews) – Centinaia di rifugiati hanno iniziato ieri un sit-in davanti agli uffici dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu per protestare contro la decisione di ridurre le sovvenzioni mensili che consentono loro la sopravvivenza.
Al momento i rifugiati in Nepal sono oltre 700, proveniente da ogni parte dell’Asia: per la maggior parte, si tratta di esuli dal Pakistan, Bangladesh, Myanmar, Cina ed Iran. Tutti si dichiarano rifugiati politici, fuggiti dai Paesi d’origine a causa di diversi tipi di persecuzione. A questi si aggiungono i circa 106mila profughi bhutanesi, alloggiati presso speciali campo Onu nella parte orientale del Nepal.
Secondo Norbert Ray, attivista nepalese che sostiene la causa dei rifugiati, la decisione di ridurre gli assegni di circa il 15% “è atroce. Mi chiedo come si possa pensare di sopravvivere con 32 dollari al mese [il nuovo ammontare dei contributi Onu ndr] in posti come Kathmandu”.
L’Alto commissariato si è difeso con un comunicato stampa in cui spiega che “il numero sempre crescente di richiedenti ed i tagli ai nostri budget hanno reso la decisione inevitabile. Quella presa in Nepal è una politica che, ad ogni modo, il programma delle Nazioni Unite per i rifugiati ha deciso di applicare in tutto il mondo”.










