Riscossa delle donne nepalesi: da schiave della cultura indù ad assi dell'aviazione

Fino a pochi decenni fa le donne venivano bruciate sulla pira del marito defunto come gesto di sottomissione. La loro emancipazione si deve alla proclamazione dello Stato laico e alla presenza di associazioni per i diritti delle donne sul territorio. La storia di Anusha Udas, ragazza di 22 anni diventata pilota grazia alla sua tenacia e all'aiuto dei suoi familiari.

di Kalpit Parajuli

Kathmandu (AsiaNews) - Per secoli relegate ai margini della società e considerate inferiori rispetto agli uomini, le donne nepalesi sonno riuscite in questi anni di democrazia laica ad emanciparsi. Alcune di loro occupano ora posizioni di rilievo un tempo impensabili e questo grazie alle graduali aperture del Paese a organizzazioni straniere e associazioni per i diritti delle donne.  

Anusha Udas, 22 anni, lavora come co-pilota alla Fishtail Air, piccola compagnia aerea nepalese. La ragazza è fra 28 piloti donne impiegati nei circa 400 aeroporti e piste diffuse nel Paese, dove l'areo è uno dei principali mezzi di trasporto.

La giovane racconta: "Appena ho visto un aereo decollare verso il cielo ad una velocità che non avevo mai visto prima, ho capito che ero destinata a volare. Il mio cuore ha iniziato battere forte e quello è stato per me un segno, così ho deciso di seguire il mio sogno". Per rendere reale il suo desiderio, Udas ha dovuto affrontare i rigidi dettami della società indù nepalese, dove fino a pochi decenni fa si praticava il Sati-pratha, supplizio destinato alle vedove che le vedeva bruciare sulla pira funeraria del marito.

A differenza di altre famiglie, i genitori della ragazza fanno parte di una generazione più aperta. Essi hanno vissuto il periodo della guerra civile fra monarchia e maoisti che ha portato nel 2007 alla caduta della regno indù e alla proclamazione dello Stato laico. Tuttavia, ad Udas sono serviti comunque anni di pressioni e soprattutto di grande determinazione per convincere il padre ad inviarla in Sud Africa per un corso da pilota. In Nepal non esistono scuole di aviazione, l'unica possibilità è andare all'estero, con costi che possono giungere fino 58mila dollari.

Terminato il corso, Udas ritorna in Nepal in cerca di lavoro, andando a bussare a tutte le compagnie aree del Paese, che ogni volta rifiutano la sua offerta sostenendo che questo lavoro non è fatto per le donne, volare è troppo faticoso. Dopo nove mesi di continue delusioni, la Fishtail Air, piccola compagnia per trasporto locale a corto di personale la assume e poco tempo la ragazza diventa co-pilota. "Ora il mio sogno è diventare capitano - afferma - il prossimo obiettivo è raggiungere le mille ore volo richieste dalle autorità dell'Aviazione civile nepalese.     

Nata negli anni '50, l'aviazione nepalese è stata sempre un luogo per soli uomini. La prima donna a iscriversi a un corso per piloti è stata Prabha Vaidya nel 1979. Il corso era organizzato dal governo canadese, che aveva offerto la possibilità di formare i piloti neapalesi. Vaidya si presentò insieme ad altri 24 candidati, ma la sua candidatura venne rifiutata a causa del genere. Ella non è mai diventata un pilota, ma è stata il primo controllore di volo donna nella storia del Nepal.

 

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