Terremoto in Nepal, a rischio il futuro di 1,2 milioni di studenti

Il governo ha deciso di riaprire le scuole il prossimo 15 maggio, ma molti genitori hanno paura e annunciano: “Non lasceremo i nostri figli”. Molti edifici sono ancora pericolanti. Agli insegnanti la direttiva di trovare “un qualunque posto” che permetta ai ragazzi di studiare al sicuro.

di Christopher Sharma

Kathmandu (AsiaNews) – A quasi 20 giorni dal terremoto che ha devastato il Nepal la vita di 1,2 milioni di studenti è ancora in pericolo. Secondo le direttive del governo il prossimo 15 maggio riprenderanno le lezioni. Tuttavia i genitori temono per le sorti dei loro figli, e stanno valutando di non farli tornare subito a scuola: centinaia di edifici sono ancora pericolanti e molti sono stati del tutto rasi al suolo. Migliaia di bambini e ragazzi che vivono nei distretti  più colpiti dal sisma hanno perso libri e divise.

Secondo dati del governo 16mila scuole sono state danneggiate e almeno 600 sono collassate. Nel terremoto hanno perso la vita 32 insegnanti e 225 studenti.

Bipina Paudel, studentessa della seconda classe alla Annapurna High School, ora vive sotto una tende nell’area all’aperto di Khulamanch, al centro di Kathmandu. “La mia scuola è collassata – racconta – e anche la casa in cui vivevamo in affitto è stata danneggiata. Ho perso libri e vestiti. Non ho più nulla”. Tuttavia, aggiunge, “ho voglia di incontrare i miei amici e condividere con loro le nostre esperienze. Ancora non so quando potrò tornare a scuola”.

Bimala Aryal, madre di una bambina di cinque anni, non ha dubbi: “Sentiamo ancora potenti scosse di assestamento più volte al giorno. Non penso sia una buona idea rimandare già mia figlia a scuola. Credo che i bambini dovrebbero restare al sicuro con i loro genitori, fino a quando le cose non torneranno alla normalità”.

È d’accordo con lei un’altra mamma, Luna Devkota: “Sono andata a controllare la scuola e i danni: i muri sono crollati e l’edificio è distrutto. Non ho intenzione di rimandare la mia piccola a scuola”.

A Bhatbhateni la Wendy House School ha riaperto già ieri, ma l’affluenza è stata molto bassa: su 50 iscritti, solo 14 si sono presentati.

“Abbiamo deciso di riprendere le lezioni – spiega un’insegnante, Rosa Shrestha – dopo che gli ingegneri hanno ispezionato l’edificio e lo hanno dichiarato agibile”. La maestra ha spiegato che i pochi studenti che si sono presentati sono stati tenuti nel giardino e al piano terra, dove si sono dedicati ad attività artistiche e manuali, danze e giochi, per aiutarli a superare il trauma.

La situazione delle scuole situate fuori dalla valle di Kathmandu è peggiore. Il governo ha inserito 11 distretti nella categoria dei “danni gravi”. In quest’area la maggior parte degli istituti non è sicura.

Khagendra Nepal, direttore generale del Dipartimento dell’istruzione, ha dichiarato: “Abbiamo dato direttive a tutte le scuole di riaprire dal 15 maggio. Abbiamo anche dato indicazione di usare solo gli edifici agibili; qualora siano completamente distrutti, le lezioni dovranno riprendere sotto una tenda o in qualunque altro posto sicuro identificato dagli insegnanti”.

Laxyabahadur KC, presidente della Private School’s Association, nota però che con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni “non sarà possibile tenere le lezioni all’aperto o sotto una tenda”.

Madhav Prasad Koiral, presidente dell’Associazione ingegneri, spiega che “la maggior parte degli edifici sono pericolanti e noi raccomandiamo di non usarli. Quasi il 60% delle scuole è stato raso al suolo, e il restante 40% ha problemi strutturali gravi”.

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